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Thread: A papà

  1. #1
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    A papà

    Secondo voi l'espressione "a papà"
    tipo "vieni qui, a papà"
    suona romano o comunque meridionale?

  2. #2
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    Re: A papà

    Secondo me, sì. A Milano, quanto meno, non si usa.

    L'esempio con "Vieni qui" mi sembra in questo caso leggermente fuorviante, perchè il fatto che a Milano, per esempio, si dica "Vieni qui, da papà!" risolve la questione poco o niente.

    Forse l'uso che di "a papà" si fa nel Sud, e che è certamente molto diverso da quanto si sia soliti dire al Nord, è con gli inviti come:

    Mangia, a papà.
    Racconta, a mamma.

    O come ho sentito di recente da un'amica pugliese:

    "Amore fai la tosse, a zia!"

    Nessuno di questi usi è frequente quanto meno a Milano, ma penso di poter dire con tranquillità, in tutto il Nord.

    Saoul
    Beer is not the answer. Beer is the question. Yes is the answer.

  3. #3
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    Re: A papà

    Quote Originally Posted by Saoul View Post
    Secondo me, sì. A Milano, quanto meno, non si usa.

    L'esempio con "Vieni qui" mi sembra in questo caso leggermente fuorviante, perchè il fatto che a Milano, per esempio, si dica "Vieni qui, da papà!" risolve la questione poco o niente.

    Forse l'uso che di "a papà" si fa nel Sud, e che è certamente molto diverso da quanto si sia soliti dire al Nord, è con gli inviti come:

    Mangia, a papà.
    Racconta, a mamma.

    O come ho sentito di recente da un'amica pugliese:

    "Amore fai la tosse, a zia!"

    Nessuno di questi usi è frequente quanto meno a Milano, ma penso di poter dire con tranquillità, in tutto il Nord.

    Saoul
    Sì, hai ragione!!

    È usato al centro-sud, non al nord.

    A mamma
    A papà
    A zia
    A nonna

    Me li sento dire sempre!! E mi chiedo sempre che senso abbiano!!
    Correct me please!!

  4. #4
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    Re: A papà

    Confermerei assolutamente NON in uso al nord.

    Nel sentirlo ho sempre pensato non fosse altro che con sottinteso "fai questo (per piacere)", con un'eliminazione infantile dell'articolo.

    Quindi da
    "Fa' un sorriso a(lla) mamma"
    a
    "Fa' la certa cosa, (per dare un piacere) a(lla) mamma".

    Ma penso si sia incrociato anche con l'a di moto a luogo.
    (Lo strano piuttosto essendo il da di moto a luogo !)

  5. #5
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    Re: A papà

    Confermo anch'io il NON uso in Trentino.

  6. #6
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    Re: A papà

    Ciao a tutti,
    confermo anch'io, nemmeno in Liguria si usa dire "a mamma", "a papà" ecc.

  7. #7
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    Re: A papà

    È il fenomeno noto ai linguisti come allocuzione inversa: un tratto caratteristico, nell'italiano regionale meridionale, delle situazioni in cui i parlanti adulti si rivolgono ai bambini (baby talk).

  8. #8
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    Re: A papà

    Confermo invece l'uso al sud...qui è molto comune devo dire quando si parla ai più piccini;quando si parla invece ai più grandi la si sente ma forse è più rara...non so, personalmente la sento come qualcosa di molto dolce.
    Valentina

  9. #9
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    Re: A papà

    In Sicilia c'è un uso simile, ma non identico:
    - mangia, la mamma
    in pratica si usa l'articolo e non la preposizione "a" (però con "il papà" non funziona...)
    Confermo che si tratta di una sorta di "baby talk"!

  10. #10
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    Re: A papà

    Quote Originally Posted by Broca's Area View Post
    È il fenomeno noto ai linguisti come allocuzione inversa: un tratto caratteristico, nell'italiano regionale meridionale, delle situazioni in cui i parlanti adulti si rivolgono ai bambini (baby talk).
    Ciao, AdB, ben ri[?]trovato!

    Il fenomeno è proprio quello da te indicato e merita un approfondimento sulla scorta di quanto riportato dalla Grande grammatica italiana di consultazione (GGIC), vol. III, parte III - La deissi, cap. VII - Il vocativo, par. 1.3 - 'Mittenti' e 'destinatari'.

    "Nell'italiano centro-meridionale (compresa Roma), la stessa struttura enunciativa delle lettere [cioè una struttura in cui il mittente esplicita verbalmente la sua identità] si ritrova nel discorso familiare rivolto ai bambini, nel fenomeno del vocativo inverso, che deriva dai dialetti sottostanti. Alla fine dell'enunciato, dopo una pausa, si trova un elemento nominale libero, che rimanda al parlante e lo identifica tramite il rapporto di parentela che ha nei confronti del piccolo interlocutore.

    [La madre al figlio:] Bevi il latte, mammina.

    L'esempio può essere così parafrasato: «Ti dico di bere il latte, (e te lo dico) perché sono la tua mamma».

    Il vocativo inverso può accompagnare un vocativo normale, ed in questo caso la forma che rinvia all'interlocutore precede la frase, mentre il rimando al parlante compare, come sempre, alla fine:

    [La zia al nipote Giorgio:] Giorgio, vieni qua, zia.


    Talvolta il vocativo inverso può essere accompagnato dalla preposizione a:

    Smetti, a papà".

    La lingua è un guado attraverso il fiume del tempo. Essa ci conduce alla dimora dei nostri antenati. (V. M. Illič-Svitič)

  11. #11
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    Re: A papà

    Collegamento a discussione odierna (riguardo al medesimo argomento del vocativo inverso): http://forum.wordreference.com/showt...6#post13024406
    Last edited by Connie Eyeland; 20th February 2013 at 1:57 AM.

  12. #12
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    Re: A papà

    Ho l' impressione che "il vocativo inverso" faccia parte di una tassonomia grammaticale che, tuttavia, non spiega il "perché" e l'origine dell'espressione. Ma
    forse non si sanno (?).

  13. #13
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    Re: A papà

    Vedere uno studio qui (da pag. 145).

  14. #14
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    Re: A papà

    Mbèh, è molto meglio che sapere solo che è un "vocativo inverso": le motivazioni psico-affettive mi intrigavano molto, perché, da bambino, le locuzioni
    "a mamma", "a zia" ecc. le percepivo come "ricattatorie" e solo poche volte come "rassicurazione affettiva". Poi, come sospettavo, questo vocativo lo
    abbiamo in comune, come minimo, con altre lingue del Mediterraneo (arabo e turco).
    Ci sarebbero molte altre considerazioni da fare, poiché questo vocativo è usata quasi solo dalle donne, ma scivoleremmo verso analisi antropologiche
    e la psicologia analitica... . Mi fermo... e grazie per il link!
    Last edited by longplay; 20th February 2013 at 6:05 PM.

  15. #15
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    Re: A papà

    Beh, poiché questa forma viene utilizzata soprattutto rivolgendosi ai bambini, tradizionalmente accuditi dalle donne, non stupisce che siano principalmente queste ultime ad utilizzarla, anche se pure "a papà" è piuttosto diffuso, come da titolo di questo thread.

    Mi ha fatto sorridere il tuo accenno al ricatto, perché a volte anch'io ho percepito una connotazione di malcelato ricatto affettivo, come se le due magiche paroline "a mamma" contenessero il concetto "fallo per fare un piacere alla tua cara mammina, che ti vuole tanto bene e si aspetta in cambio che tu le obbedisca senza discutere"!
    In questo caso, direi che la valenza dell'espressione è persuasiva rispetto al verbo contenuto nell'enunciato (tipicamente all'imperativo).

    Altrettanto spesso, però, l'ho sentita utilizzare con l'intento di rimarcare il legame parentale e affettivo tra l'enunciatore e il piccolo destinatario, quindi con la positiva funzione, ben spiegata nella ricerca che ho linkato, di attuare una sorta di fusione di identità fra gli interagenti, grazie alla quale gli stessi, in simbiosi affettiva, partecipano simultaneamente alla stessa azione.
    Infatti quando la raccomandazione non dovesse venire seguita dal bambino, l'adulto passa talvolta ad utilizzare addirittura il verbo al plurale. Ad esempio la madre dice: "Giuseppe, mangia, a mamma!", ma se il bambino si rifiuta di mangiare, la frase della mamma può diventare: "Giuseppe, a mamma, mangiamo!".

    Una particolarità interessante è che in alcune parlate la "a" che precede il singenionimo è una preposizione semplice (e quindi l'allocuzione inversa ha forma "dativale"), mentre in altre la "a" è considerata la versione dialettale dell'articolo femminile "la" e quindi l'allocuzione inversa ha forma "nominativale".
    Nel primo caso, si userà "a" anche davanti ai singenionimi maschili (= "a papà", che diventa "o papà" in alcuni dialetti siciliani), mentre nel secondo caso si userà l'articolo dialettale maschile (= lu/u papà in siciliano) oppure nessun lemma tra la virgola (pausa nel parlato) e il singenionimo, sia esso maschile o femminile (Es. Mangia la pappa, mammina. / Sta attento, papà!).
    La forma nominativale è la più diffusa in Sicilia, mentre quella dativale prevale nelle regioni peninsulari.

    Riguardo all'origine dell'espressione:
    Il costrutto trova riscontro in un‘usanza tipica delle comunità musulmane, secondo la quale «la generazione più vecchia si rivolge affettuosamente a quella più giovane usando il termine che le viene adeguatamente ricambiato dai più giovani», (...) quasi a rendere «paritario il rapporto attraverso la promozione onorifica di chi è gerarchicamente inferiore».(...) Per quanto riguarda l‘origine del fenomeno, nel siciliano è probabile l‘interferenza, a livello d‘appui, dell‘arabo (si tratterebbe cioè solo di un sostegno da parte dell‘arabo a un uso già vitale in Sicilia). Non è da escludere che il fenomeno sia anteriore alla presenza dei musulmani in Sicilia. L‘allocuzione inversa, ad esempio, potrebbe essersi formata sul modello dei patronimici e matronimici greci con articolo determinativo. È possibile comunque che il fenomeno costituisca un "universale linguistico-comunicativo", essendo diffuso, oltre che nel Centro-Sud italiano, in varie altre lingue anche non indoeuropee.

    Per riferimenti e approfondimenti in merito a quanto qui riportato, vedi le pagg. 157, 149, 150 e 158 del documento linkato nel post #13.
    Last edited by Connie Eyeland; 22nd February 2013 at 8:03 PM.

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