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Accenti in italiano

Discussion in 'Solo Italiano' started by BlueWolf, Sep 6, 2006.

  1. BlueWolf

    BlueWolf Senior Member

    Italy
    Italian
    Qualcuno sa come mai in italiano oggi tutti scrivono ì ed ù invece di í ed ú (come sarebbe più corretto)?

    È dovuto al fatto che i geniali inventori della tastiera italiana hanno scelto di mettere quelle lettere, o risale a prima?
     
  2. sabrinita85

    sabrinita85 Senior Member

    Rome, Italy
    Italian
    E qual è la fonte che ti fa dire che sarebbe più corretto scrivere í e ú anziché ì e ù?

    Per quel che ne so, in italiano, gli accenti sono tutti gravi, ad eccezione di E ed O, che possono avere anche l'accento acuto. E se sono gravi, perché scrivere í ed ú?
     
  3. BlueWolf

    BlueWolf Senior Member

    Italy
    Italian
    Perché l'accento grave significa suono aperto, mentre l'accento acuto suono chiuso.

    à è ò sono vocali aperte e vanno scritte con l'accento grave.

    é í ó ú sono vocali chiuse e andrebbero scritte con l'accento acuto.

    Infatti in certi libri (specialmente se vecchi) trovi scritto í ed ú.
     
  4. sabrinita85

    sabrinita85 Senior Member

    Rome, Italy
    Italian
    Sì, ma le vocali "a", "i" e "u" possiedono solo una possibile pronuncia e quindi vanno sempre scritte con l'accento grave ("à", "ì", "ù").
     
  5. BlueWolf

    BlueWolf Senior Member

    Italy
    Italian
    Questo è il motivo per cui sono attualmente scritte così, perché non c'era possibilità di fraintendimento. Certi però rifiutano la convenzione ormai diffusa ed universalmente accettata e le scrivono í ed ú.
    Se vuoi una conferma, guarda questa pagina di Wikipedia (no, non l'ho scritta io ;) )
    http://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_italiana#Alfabeto

    L'avevo letto anche da altre parti, ma non saprei più ritrovarle.
     
  6. Broca's Area Junior Member

    Italian / Italy
    Da un punto di vista prettamente fonetico i grafemi i e u dovrebbero avere l'accento acuto, poiché rappresentano vocali chiuse o alte; tuttavia ha avuto la meglio la convenzione tipografica, non da tutti accettata, che prevede l'accentazione grave per a, i e u.
    Io mi riterrei già soddisfatto se trovassi sempre scritto , perché, poiché ecc., cosa che spesso non avviene per trascuratezza o ignoranza della norma da parte degli scriventi. La questione di ì e ù vs. í e ú è di sottigliezza e raffinatezza di gran lunga superiori!
     
  7. Necsus

    Necsus Senior Member

    Formello (Rome)
    Italian (Italy)
    In realtà credo che si tratti semplicemente di due sistemi accentuativi diversi: sempre grave, come nella tipografia antica per le parole tronche, nei casi in cui non si può distinguere il grado di apertura (à, ì, ù), e acuto o grave negli altri casi (è, é, ò, ó); oppure acuto per tutte le vocali chiuse (é, í, ó, ú) e grave per tutte le vocali aperte (à, è, ò).
     
  8. sabrinita85

    sabrinita85 Senior Member

    Rome, Italy
    Italian
    Da quando Bluewolf ha fatto notare l'uso di alcuni accenti, a suo dire erroneo, sono diventata un po' più attenta in merito e leggendo un testo d'esame in italiano, di recente pubblicazione, mi sono imbattuta in varie í ed ú... Per la verità anche una î (" principî ")...:confused:
    Questo mi fa pensare che sebbene le convenzioni tipografiche dovrebbero essersi stabilizzate, sono quantomai traballanti, tanto da usare, non solo accenti acuti, secondo me non necessari in questo caso, ma anche accenti che non esistono affatto nella nostra lingua!
     
  9. Broca's Area Junior Member

    Italian / Italy
    L'accento circonflesso veniva usato fino a, direi a naso, una cinquantina di anni fa per indicare le vocali doppie in caso di possibile ambiguità, come in principî (=principii) vs. principi (prìncipi). Non è una cosa così stupefacente come potrebbe sembrare!
    Tornando a ì e ù vs. í e ú, mi sembra che alcune importanti case editrici, come l'Einaudi, impongano come norma redazionale l'accento acuto.
     
  10. sabrinita85

    sabrinita85 Senior Member

    Rome, Italy
    Italian
    Accidenti, è la prima volta che vedo scritto î !!!
    Per quanto riguarda la I ed U accentate in maniera acuta, beh a quello non ho mai prestato molta attenzione... fino all'altro ieri.


     
  11. Necsus

    Necsus Senior Member

    Formello (Rome)
    Italian (Italy)
    Nel secolo scorso, anzi, ormai nei secoli scorsi, il plurale dei sostantivi/aggettivi in -io [odio, odî], per i quali si usa(va) l'accento circonflesso, poteva anche essere indicato con -j [studio-studj]... :)
     
  12. sabrinita85

    sabrinita85 Senior Member

    Rome, Italy
    Italian
    Grazie Necsus! ;)
     
  13. BlueWolf

    BlueWolf Senior Member

    Italy
    Italian
    Beh, come avrai notato scrivo anch'io ì ed ù (e non per la tastiera italiana, perché ho smesso di usarla molto tempo fa), però mi chiedevo perché è nata questa convenzione, quando bastava mettere nella tastiera italiana í ed ú invece di ì ed ù. (Quanto poi allo scritto molti scrivono accenti che non sono né gravi né acuti :p)
     
  14. Outsider Senior Member

    Portuguese (Portugal)
    In catalano si accenta cosí così. :)
     
  15. BlueWolf

    BlueWolf Senior Member

    Italy
    Italian
    A proposito, visto che in generale lingue come lo spagnolo, il portoghese e (adesso Outsider me lo conferma) il catalano usano quasi solamente gli accenti acuti, mentre il francese usa molti più accenti gravi, non è che questo è stato un tentativo di rendere la nostra lingua più vicina al francese? :D
     
  16. Outsider Senior Member

    Portuguese (Portugal)
    Ma in catalano si usa anche il accento grave per le vocale aperte: à, è, ò.
     
  17. BlueWolf

    BlueWolf Senior Member

    Italy
    Italian
    Dico, ma se il catalano segue perfettamente la regola aperto/chiuso, noi non è che l'abbiamo semplificata perché così è più simile al francese? (io il francese non lo so, però so che anche in francese l'accento acuto è solo sulla e, giusto?)
     
  18. sabrinita85

    sabrinita85 Senior Member

    Rome, Italy
    Italian
    Sì, esattamente, solo sulla e.
    Comunque la tua ipotesi è molto plausibile... abbiamo passato secoli a copiarci a vicenda! :(

    Sarebbe da chiedere a qualche filologo, come le vocali brevi e lunghe latine si siano evolute fino ai nostri giorni... Non è che tra di noi c'è un filologo???
     
  19. BlueWolf

    BlueWolf Senior Member

    Italy
    Italian
    (Anche perché indovina un po' qual è l'unica lettera della tastiera italiana che serva solo per scrivere in un altra lingua? Esatto proprio la ç, che coincidenza :D)

    In effetti, visto che gli accenti non erano usati in latino, chi li ha sviluppati per primi? :confused:
     
  20. Necsus

    Necsus Senior Member

    Formello (Rome)
    Italian (Italy)
    Non sono assolutamente un 'filologo', ma per interesse professionale mi sono chiesto anch'io quale fosse la provenienza degli accenti, e la spiegazione che ho trovato era più o meno che in latino le vocali si distinguevano in base alla quantità, cioè alla durata della loro articolazione, breve o lunga, poi in epoca imperiale le vocali brevi cominciarono a essere pronunciate come aperte e le lunghe come chiuse, e in seguito intervenne l'accento a rappresentare graficamente il risalto assunto in una parola da una sillaba rispetto alle altre. Non so quando si sia concretizzata quest'ultima fase, ma mi sembra probabile che sia stata mutuata da altre lingue, in fondo in italiano gli accenti che è obbligatorio indicare graficamente sono ben pochi.
     
  21. Nate in California

    Nate in California Senior Member

    San Diego, CA
    USA, San Diego - English
    Non voglio annoiarvi con le mie domande non-madrelingue, ma sto provando di seguire, e a questo punto mi avete perso. Se non vi dispiace, potreste ricordarmi qual è la convenzione piú (più?) accettata per gli accenti?

    Grazie tantissime.
     
  22. sabrinita85

    sabrinita85 Senior Member

    Rome, Italy
    Italian
    Nate in California, è facile: tutti gli accenti sono gravi (sarà, più, tabù, cantò, etc.), tranne alcune "e" (perché, benché, poiché, né, sé, etc.). :)
     
  23. claudine2006

    claudine2006 Senior Member

    Andalucía Spain
    Italy Italian
     
  24. Nate in California

    Nate in California Senior Member

    San Diego, CA
    USA, San Diego - English
    Grazie Sabrinita e Claudine!!! :)
     
  25. sabrinita85

    sabrinita85 Senior Member

    Rome, Italy
    Italian
    Di nulla, figurati :)
     
  26. BlueWolf

    BlueWolf Senior Member

    Italy
    Italian

    Brevi aperte e lunghe chiuse? Sei sicuro che non è il contrario? Io non mi sono informato (quindi la mia non è una domanda retorica), però in italiano solo le vocali e ed o accentate (e quindi più lunghe) possono essere aperte, le altre sono per forza chiuse, quindi mi sembra strano. :confused:
     
  27. Broca's Area Junior Member

    Italian / Italy
    Lo spagnolo, che ha i cinque fonemi vocalici tonici /a e i o u/, e dunque non ha la necessità di distinguere i due timbri aperto e chiuso di e e o, si serve di un unico accento grafico, quello acuto, come è noto.
    Il catalano invece presenta sette fonemi vocalici tonici /a e E i o O u/ (in talune varietà si trova anche un’ottava vocale tonica /schwa/). L’accentazione grafica è di tipo fonetico perché assegna l’accento acuto ai timbri chiusi /e o i u/ é, ó, í e ú e l’accento grave ai timbri aperti /a E O/ à, è e ò.
    L’accento grafico del francese ha una duplice funzione: distinguere gli omofoni (ad es. a verbo avere vs. à preposizione; ou congiunzione vs. avverbio) e distinguere il timbro chiuso /e/ dal timbro aperto /E/ o dalla vocale indistinta schwa (é vs. e è ê).
    L’accento grafico dell’italiano ha mutuato dall’ortografia francese l’uso dell’accento per la distinzione dell’apertura vocalica di é vs. è, facendo propria questa funzione anche per ó vs. ò. I propugnatori di un sistema di accentazione grafica foneticamente e fonologicamente coerente, alla catalana, sostengono che i e u debbano prendere l’accento acuto in ragione della loro natura di vocali alte. Invece, ahiloro, malgrado alcune notevoli eccezioni, continua a prevalere la norma tipografica tradizionale con accento grave.
    Un’illustrazione dell’evoluzione del vocalismo romanzo non sarebbe peraltro molto pertinente rispetto a questo problema: la scrittura muta molto più lentamente rispetto alla lingua (che è primariamente un codice fonico-acustico, e solo in seconda istanza grafico-visivo). Il principio generale è che le vocali lunghe latine tendevano ad essere articolate più chiuse mentre quelle brevi più aperte. Questo in età imperiale. Ma gli accenti grafici sono stati introdotti nei testi italiani solo dai primi anni del XVI secolo, dunque con un salto temporale considerevole. Sono infatti le edizioni di Aldo Manuzio, curate dal Bembo, ad introdurre tre importanti novità tipografiche: il punto e virgola, l’apostrofo e l’accento grafico. Quest’ultimo fu usato in primo luogo per distinguere è verbo essere da e congiunzione (fino ad allora infatti erano omografi, oppure, ma solo dal XV secolo a Firenze, venivano indicati rispettivamente con e/ e con et). La novità dell’accento fu subito accolta anche dagli editori Giunti e di lì a pochissimi anni un accento, ora acuto ora grave, avrebbe segnalato le parole tronche. Come si vede, inizialmente l’accento grafico non serviva ancora per distinguere i timbri vocalici (ci sarebbe stata però anche la proposta di usare le lettere greche eta e omega per rendere e e o aperte…).
    Dicevo che la scrittura si evolve molto meno rapidamente della lingua parlata: si pensi ad es. alla sorte della /e:/ (E lunga) latina. In italiano tale vocale è diventata /e/, ma in francese è andata incontro a una trafila ben più complessa: e: > ej > oj > we > wa. La grafia oi (moi, roi, loi…) riflette la pronuncia di nove secoli fa.
     
  28. sabrinita85

    sabrinita85 Senior Member

    Rome, Italy
    Italian
    Interessante frammento! Da dove l'hai tratto?
     
  29. Broca's Area Junior Member

    Italian / Italy
    L'ho appena scritto io, donna di poca fede:)
     
  30. BlueWolf

    BlueWolf Senior Member

    Italy
    Italian
    Vero, molto interessante, questo risponde ai miei quesiti! :) Grazie!
     
  31. sabrinita85

    sabrinita85 Senior Member

    Rome, Italy
    Italian
    Allora ti faccio i miei complimenti!!! ;)
    Scusa per non aver pensato che l'avessi scritto tu, ma mi sembrava di perfetto stampo accademico!
     
  32. Nate in California

    Nate in California Senior Member

    San Diego, CA
    USA, San Diego - English
    Grazie Broca. Sono ancora più confuso adesso.

    No, scherzo (quasi). Molto molto interesante.
     
  33. Broca's Area Junior Member

    Italian / Italy
    Nate, a mia parziale discolpa ti posso solo dire che qui è mezzanotte e mezzo!
     
  34. BlueWolf

    BlueWolf Senior Member

    Italy
    Italian
    Ommioddio, è vero, non me n'ero accorto! :D

    Comunque sono appena stato sul sito dell'Accademia della Crusca, e ho visto che ì ed ù là sono scritti con l'accento grave, quindi possiamo stare tranquilli (e perché qualcuno si è mai preoccupato? :D)
     
  35. Necsus

    Necsus Senior Member

    Formello (Rome)
    Italian (Italy)
    Per quantità di una vocale si intende la sua durata fonica. In italiano si può pensare alle vocali accentate, più lunghe di quelle non accentate, per capire il concetto della loro durata: ad esempio, in 'indivisìbili', è evidente la maggiore quantità-durata della 'ì accentata' rispetto alle altre vocali.
    In latino la vocale è breve (col segno ˘) o lunga (col segno ˉ), la lunga ha durata più o meno doppia della breve, e la quantità delle vocali incide sul significato delle parole, ad esempio vĕnit (viene) e vēnit (venne). Allo stesso modo in italiano l'accento tonico (suono aperto o chiuso), oltre a quello fonico, varia il significato delle parole: la pèsca (frutto) ed egli pésca, oppure io càpito, ho capìto, egli capitò.
    In latino l'accento cade generalmente sulla penultima o terzultima sillaba, sulla penultima quando è lunga, sulla terzultima quando la penultima è breve, e non si identifica la lunghezza della vocale con l'accentazione fonica, come è evidente sopra per vĕnit e vēnit, o anche per māter la cui 'a' è lunga rispetto alla 'a' di ter, breve, ma entrambe sono accentate.
    Insomma, la lunghezza della vocale in latino non corrisponde all'accento fonico in italiano, ma può influire su quello tonico (e in ogni caso l'unica vocale che ha suono sempre aperto è la 'a').
     
  36. Grekh

    Grekh Senior Member

    Cognin, France
    Spanish, Mexico
    Ciao tutti, il mio professore di italiano ci diceva che la forma in cui sono messi gli accenti italiani sulle parole non importa piú, cioé, se qualcuno vuole metter gli accenti acuti o l'altro tipo di accenti, non c'é nessun problema. Ad esempio, qui ho messo soltanto accenti acuti quando ho dovuto mettere dell'altro tipo di accenti, ma non so come mettere gli altri accenti. :( Allora, la mia domanda é se é importante ancora che gli accenti siano diversi o é lo stesso se metto l'accento acuto o l'altro??
     
  37. Oluja

    Oluja Junior Member

    Lecco
    Italian
    Secondo me e' importante conservare la distinzione tra accento acuto e accento grave con le vocali "e" ed "o", poiche' possono essere sia aperte che chiuse, con le altre vocali, invece, credo che non abbia importanza se si mette un accento grave o acuto.
     
  38. Necsus

    Necsus Senior Member

    Formello (Rome)
    Italian (Italy)
    Be', i due diversi accenti (grave e acuto) esistono proprio per distinguere il suono aperto o chiuso delle vocali (in particolare 'e' e 'o', come ricordato da Oluja, in quanto 'a' è sempre aperta e 'i' e 'u' sempre chiuse), e visto che in italiano sono piuttosto pochi i casi in cui è obbligatorio esprimerli graficamente (in genere sull'ultima vocale di parole tronche), direi che l'affermazione del tuo professore è quantomeno semplicistica..! Quando l'accento è richiesto, va messo quello del tipo giusto (perché / caffè), quando invece è considerato facoltativo, si mette generalmente per distinguere parole omografe, che possono differenziarsi proprio per il suono aperto o chiuso della vocale (pèsca / pésca), e non avrebbe senso mettere quello sbagliato..! :)
    Altra questione è quale accento usare sulle vocali che non prevedono gradi diversi di apertura ('a', i', u', appunto), argomento che, se non ricordo male, è già stato dibattuto nel forum. E il tuo professore potrebbe anche essersi riferito a questo...
     
  39. bubu7

    bubu7 Senior Member

    Roma (ITALIA)
    Italiano
    Sono d'accordo con Necsus.
    Puntualizzo però la parte citata.
    In italiano, scrivere á (coll'accento acuto) è errato perché questa vocale, quando è accentata, vuole sempre l'accento grave, quindi à. Per i e u sono accettabili entrambi gli accenti, acuto e grave.
    Se n'è parlato anche qui. :)
     
  40. SunDraw

    SunDraw Senior Member

    Veneto (Italia)
    ...e succede che nelle tastiere italiane sono fisicamente presenti entrambi gli accenti solo per la "e": è, é.
    Che quindi rimangono le "più importanti" e sarà solo questione di biasimevole pigrizia non scrivere correttamente "perché", "in sé" ecc.

    Per tutte le altre vocali, a meno di una scrittura davvero accurata, è vero, risulta di fatto sufficiente il solo accento grave.

    Pertanto, se proprio vuoi fare il trasandato, fallo almeno solo con accenti gravi (àèìòù: i tuoi é:cross:, cioé:cross: fan proprio male agli occhi...!).

    Ma confermo anch'io che nei (pochi) casi ambigui è davvero buona norma indicare il giusto accento (bòtte, bótte).
     
  41. gabrigabri

    gabrigabri Senior Member

    奥地利
    Italian, Italy (Torino)
    Invece scrivendo a mano esiste un solo accento (non si distingue come in francese!).
     
  42. zenitude Senior Member

    Milan (Italy)
    France
    Quando parlo in italiano... il mio accento frrrrancese si sente subito :eek: :eek:
    Uffa ! Scherzi a parte, lasciamo stare la erre... ma non so mai dove mettere l'accento giusto in una parola : all'inizio, in mezzo, alla fine ? sbaglio spesso.
    L'italiano è una bellissima lingua che sembra cantata a sentirla (da uno straniero intendo) :)
     
  43. DavìdV Junior Member

    Italia
    L'accento grave e acuto non vengono usati in corsivo o in stampatello?
    Per mettere l'accento correttamente sulla E maiuscola come si fa con la tastiera e con la penna?
    L'accento oltre ad aprire e chiudere le vocali non da anche il tempo più precisamente la cadenza?
    Scusate per le troppe domande.
    Magari avete un link semplice e chiaro su questo argomento?
     
  44. comeondai Junior Member

    Italy
    Mauritius, french, english, italian
    Allora, per l'accento acuto sulla E maiuscola, si può usare la combinazione alt + 144.
     
  45. DavìdV Junior Member

    Italia
    Fantastico! dove posso trovare questi codici?
    Vanno bene per tutte le tastiere e computer?
     
  46. comeondai Junior Member

    Italy
    Mauritius, french, english, italian
    Darn...non posso postare URL... vai su google, e metti le parole alt 130 é. Il primo sito che ti esce è più che completo..
    E sì, credo che possano essere usati con tutti i pc...
     
  47. sabrinita85

    sabrinita85 Senior Member

    Rome, Italy
    Italian
    Guarda che puoi andare anche su Word© > inserisci > simbolo e in basso appare il codice ascii da riprodurre sulla tastiera per far apparire quel simbolo.
     
  48. xeneize

    xeneize Banned

    Salve,
    "per fortuna" che gli accenti di "pesca" o "botte" non sono "obbligatori", giacchè qui anche volendo credo che nessuno potrebbe metterli correttamente, visto che non distinguiamo tra vocali aperte o chiuse, essendo tutto "chiuso" (la "pesca frutto" e la "pesca mare" qui si pronunciano in modo identico) :D
    A Palermo, la stessa cosa (nessuna variazione di pronuncia, ma al contrario di qui è tutto "aperto" :)).

    Ho letto l'altro thread e mi ha sorpreso ciò che riguarda la u e la i: non sapevo che si potesse scrivere piú, cosí, con accento acuto, grazie.
     
  49. DavìdV Junior Member

    Italia
    Se fosse per me io farei mettere gli accenti di tutti i tipi sulle parole fin da piccoli.
    Purtroppo ho visto che dopo le "lettere", alle elementari, si saltano le prime pagine di grammatica tra cui la fonetica e gli accenti e si passa ai complementi e verbi. Si insegnano solo le cose classiche come: Perché, Però ecc. e oltretutto non tra aperta e chiusa ma solo con una una specie di mezzaluna sopra la lettere.
    Mio padre conserva interi quaderni con esercizi sull'accento e a 60 anni ne sa più di me e delle maestrine a scuola così come penso tutti quelli della sua generazione che ha studiato.
    E pure sarebbe più semplice capirle da piccole queste cose, eviterebbe errori di fonetica da grandi e la nostra lingua acquisterebbe più importanza e eleganza.
    Io personalmente ancora ogni tanto mi confondo e mi vergogno, queste sono basi, i primi mattoni.
    E' un po' tardi buona notte
     
  50. Oluja

    Oluja Junior Member

    Lecco
    Italian
    Sinceramente penso che l'uso variabile delle vocali aperte o chiuse a seconda della zona d'appartenenza di chi parla è una ricchezza della nostra lingua. In Lombardia abbiamo una parlata molto diversa da quella standard per quel che riguarda le "e", e non cambierei mai la mia pronuncia, che in caso contrario oltretutto diventerebbe affettata e non genuina...non so cosa ne pensiate.
     

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