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Dativo etico

Discussion in 'Solo Italiano' started by Necsus, Jan 3, 2007.

  1. Necsus

    Necsus Senior Member

    Formello (Rome)
    Italian (Italy)
    Dal thread Perduto vs. perso:

    " target="WRdict">
    Il dativo etico è il caso in cui ci si riferisce, solitamente con un pronome atono, non al soggetto stesso, ma a un interlocutore, in genere di seconda persona, come se l'azione del verbo andasse a terminare su di lui (con mi/ci si esprime interessamento diretto nei suoi confronti), o per coinvolgerlo maggiormente nell'azione (con ti/vi lo si rende partecipe),mentre si tratta solo di un'espressione di senso figurato con cui si vuole manifestare partecipazione affettiva nei suoi confronti ('che mi combini?; sai chi ti ho visto?).

    Gli esempi citati nel thread, invece, si riferiscono a verbi con coniugazione pronominale, più spesso definiti intransitivi pronominali (anche se spesso la forma semplice è transitiva), che si coniugano con le particelle pronominali senza che queste abbiano valore di complemento oggetto (come nella forma riflessiva), né di complemento di termine (come nella riflessiva apparente), né indichino azione scambievole (come nella forma reciproca): è semplicemente una componente formale del verbo, che può essere obbligatoria (come in pentirsi), o facoltativa (come in ricordarsi). Quando il pronome atono è obbligatorio la forma è riconoscibile dal fatto che è impossibile sostituirlo con la corrispondente forma tonica, p.e. in pentirsi = mi pento non può diventare né pento me stesso (riflessivo diretto), né pento a me stesso (riflessivo indiretto), e ovviamente non può trattarsi di un riflessivo reciproco, essendovi un unico soggetto; quando il pronome atono non è obbligatorio, il fatto che venga messo fa assumere una diversa costruzione o una diversa sfumatura di significato.
    Da notare che, quando i verbi pronominali sono usati all'infinito retto da un verbo servile, se il pronome atono precede i due verbi l'ausiliare è essere, se il pronome è enclitico l'ausiliare è avere (si è dovuto ricordare; ha dovuto ricordarsi).
    Dal DeMauro:

    pèr|der|si
    v.pronom.intr (io mi pèrdo) CO
    1 perdere la strada, l’orientamento, smarrirsi: ci siamo persi per le vie di Milano| fig., perdere il filo, confondersi: durante la spiegazione mi sono perso più volte […]

    man|giàr|si
    v.pronom.tr. CO
    1 con valore intens., mangiare: m. una mela, si è mangiato mezza torta da solo
    2 rosicchiarsi, rodersi: m. le unghie […]

    tro|vàr|si
    v.pronom.intr. e tr. (io mi tròvo) CO
    1a v.pronom.intr., incontrarsi con qcn.: mi trovo con lui dopo pranzo; anche rec.: troviamoci a casa mia, ci troviamo spesso per studiare […]

    Inoltre con i verbi pronominali nel parlato è caratteristica, soprattutto nell'Italia centro-meridionale, la funzione affettivo-intensiva dei pronomi atoni, in tutti i casi in cui si vuole sottolineare la partecipazione del soggetto (non dell'interlocutore come nel dativo etico) all'azione (mi faccio una passeggiata, ci sentiamo una canzone). Si usa anche con riferimento a parti del corpo (soffiarsi il naso, grattarsi la testa, mangiarsi le unghie), e per estensione con il vestiario (mettersi il cappello, togliersi gli occhiali), invece di ricorrere all'uso del possessivo come in altre lingue.

    Se ne è già discusso
    QUI." target="WRdict">Il dativo etico è il caso in cui ci si riferisce, solitamente con un pronome atono, non al soggetto stesso, ma a un interlocutore, in genere di seconda persona, come se l'azione del verbo andasse a terminare su di lui (con mi/ci si esprime interessamento diretto nei suoi confronti), o per coinvolgerlo maggiormente nell'azione (con ti/vi lo si rende partecipe),mentre si tratta solo di un'espressione di senso figurato con cui si vuole manifestare partecipazione affettiva nei suoi confronti ('che mi combini?; sai chi ti ho visto?).

    Gli esempi citati nel thread, invece, si riferiscono a verbi con coniugazione pronominale, più spesso definiti intransitivi pronominali (anche se spesso la forma semplice è transitiva), che si coniugano con le particelle pronominali senza che queste abbiano valore di complemento oggetto (come nella forma riflessiva), né di complemento di termine (come nella riflessiva apparente), né indichino azione scambievole (come nella forma reciproca): è semplicemente una componente formale del verbo, che può essere obbligatoria (come in pentirsi), o facoltativa (come in ricordarsi). Quando il pronome atono è obbligatorio la forma è riconoscibile dal fatto che è impossibile sostituirlo con la corrispondente forma tonica, p.e. in pentirsi = mi pento non può diventare né pento me stesso (riflessivo diretto), né pento a me stesso (riflessivo indiretto), e ovviamente non può trattarsi di un riflessivo reciproco, essendovi un unico soggetto; quando il pronome atono non è obbligatorio, il fatto che venga messo fa assumere una diversa costruzione o una diversa sfumatura di significato.
    Da notare che, quando i verbi pronominali sono usati all'infinito retto da un verbo servile, se il pronome atono precede i due verbi l'ausiliare è essere, se il pronome è enclitico l'ausiliare è avere (si è dovuto ricordare; ha dovuto ricordarsi).
    Dal DeMauro:

    pèr|der|si
    v.pronom.intr (io mi pèrdo) CO
    1 perdere la strada, l’orientamento, smarrirsi: ci siamo persi per le vie di Milano| fig., perdere il filo, confondersi: durante la spiegazione mi sono perso più volte […]

    man|giàr|si
    v.pronom.tr. CO
    1 con valore intens., mangiare: m. una mela, si è mangiato mezza torta da solo
    2 rosicchiarsi, rodersi: m. le unghie […]

    tro|vàr|si
    v.pronom.intr. e tr. (io mi tròvo) CO
    1a v.pronom.intr., incontrarsi con qcn.: mi trovo con lui dopo pranzo; anche rec.: troviamoci a casa mia, ci troviamo spesso per studiare […]

    Inoltre con i verbi pronominali nel parlato è caratteristica, soprattutto nell'Italia centro-meridionale, la funzione affettivo-intensiva dei pronomi atoni, in tutti i casi in cui si vuole sottolineare la partecipazione del soggetto (non dell'interlocutore come nel dativo etico) all'azione (mi faccio una passeggiata, ci sentiamo una canzone). Si usa anche con riferimento a parti del corpo (soffiarsi il naso, grattarsi la testa, mangiarsi le unghie), e per estensione con il vestiario (mettersi il cappello, togliersi gli occhiali), invece di ricorrere all'uso del possessivo come in altre lingue.

    Se ne è già discusso QUI.
     
  2. TimeHP

    TimeHP Senior Member

    Liguria
    Italian - Italy
    Sei sicuro che in questo caso sia dativo etico?
    A me quel 'ti' sembra un accusativo.

    Ciao

    Scusa, mi accorgo adesso che hai scritto 'chi'.
    Avevo letto 'che'...
    Allora è ok.:) :)
     
  3. Necsus

    Necsus Senior Member

    Formello (Rome)
    Italian (Italy)
    E se fosse un errore di battitura? ;) :)
     
  4. TimeHP

    TimeHP Senior Member

    Liguria
    Italian - Italy
    Non lo è, ne sono sicura...

    Ma se lo fosse, allora 'ti' sarebbe accusativo.

    sai che ti ho visto? (sai che ho visto te?)
    sai chi ti ho visto? (sai chi ho visto?)

    Ma immagino che per te sia ovvio, no?

    Ciao
     
  5. Necsus

    Necsus Senior Member

    Formello (Rome)
    Italian (Italy)
    Nella discussione stammi bene ho suggerito di leggere la presente, per avere risposta alla domanda fatta, allora vi aggiungo (vado ad aggiungere, si sarebbe detto in altro contesto...) degli esempi, sempre utili a chiarire, tratti dalla grammatica di Serianni [II,54 e VII,41]:
    «non mi ti far bocciare all'esame, mi raccomando»; «che ti fanno i bergamaschi? Spediscono a Venezia Lorenzo Torre, un dottore, ma di quelli!» (Manzoni, I Promessi Sposi, XVII 53); «entro nel bar e sai chi ti vedo? Franco»; «verso le sette Michela te la trovo in latteria» (Pavese, cit. in Brunet 1985: 190). :);)
     

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