glielo

Discussion in 'Solo Italiano' started by IlPetaloCremisi, Feb 15, 2007.

  1. IlPetaloCremisi

    IlPetaloCremisi Senior Member

    Italia
    "Glielo dissi più volte..."

    Ma gli si usa se il complemento di termine è maschile...se fosse femminile? dovrei dire "le dissi più volte..." ma in questo modo si omette il "lo"...
     
  2. MünchnerFax

    MünchnerFax Senior Member

    Germany
    Italian, Italy
    No, si dice sempre glielo. Garzanti:

    non com. glie lo, forma pron. composta dal pron. pers. gli in funzione di compl. di termine (a lui, a lei e oggi anche a loro) e dal pron. pers. sing. m. lo in funzione di compl. ogg.: glielo scriverò; scriviglielo.
     
  3. IlPetaloCremisi

    IlPetaloCremisi Senior Member

    Italia
    Perfetto! Grazie
     
  4. kdl77

    kdl77 Senior Member

    Monza, Italy
    Italy, Italian
    Mi permetto: io scrissi il pronome GLIELO riferito a una "lei" nel tema di maturità e mi tolsero un punto... A saperlo, portavo il Garzanti all'esame! :(
     
  5. Salegrosso Senior Member

    Napoli (Italy)
    Verona (Italy)
    D'altro canto, non si puo' certo dire lelo...
     
  6. kdl77

    kdl77 Senior Member

    Monza, Italy
    Italy, Italian
    No,certo. A me avevano detto che avrei dovuto cercare la perifrasi giusta per non commettere l'errore...
     
  7. gabrigabri

    gabrigabri Senior Member

    奥地利
    Italian, Italy (Torino)

    Mah... L'ottusaggine di certa gente!!

    Devi dare la penna a tua sorella. Sì, ora gliela do.
    Devi dare la penna a tua sorella. Sì, ora LE do LA PENNA.

    Se magari usavi un giro di parole ti accusavano di aver usato un giro di parole!! E magari di aver fatto una ripetizione!


    Alcuni professori sono un po' balordi: avevo una professoressa di italiano che ci vietava di usare alcuni vocaboli, come per esempio ABBASTANZA. Diceva che una cosa poteva piacere o non piacere, ma piacere abbastanza non andava bene.
     
  8. kdl77

    kdl77 Senior Member

    Monza, Italy
    Italy, Italian
    Ti dirò, finché non mi hai citato il Garzanti ero convinta di avere torto... In fondo, è logico che se
    gli = a lui
    allora usarlo per dire "a lei" è scorretto. Probabilmente è uno di quei casi in cui l'uso ha prevalso sulla tradizione ed ha ottenuto statuto di regolarità.
     
  9. itka Senior Member

    France
    français
    Posso solo dirvi che nelle grammatiche straniere, viene insegnato che la forma "gli" si usa per il femminile quanto per il maschile se è séguita di un pronome diretto : glielo, gliela.... Lo sempre imparato cosi' a scuola...
     
  10. rocamadour

    rocamadour Senior Member

    Milano
    Italian
    E infatti hai imparato bene: la regola è esattamente quella che hai citato tu!:thumbsup:
     
  11. arirossa

    arirossa Senior Member

    Latina
    Italy italian
    In certi casi, purtroppo, come in quello citato da kdl77, sono soprattutto molto ignoranti :(
     
  12. Jana337

    Jana337 Senior Member

    čeština
    Secondo i tuoi insegnanti "glielo" va evitato e si deve sempre usare "a lei" o simili? :confused:

    Jana
     
  13. Juri Senior Member

    Koper, near Trieste
    italian/Slovenia
    Si, a lei gliel'ho detto!
     
  14. femmejolie Senior Member

    Madrid
    Spanish (Spain)
    A me hanno insegnato che è scorretto ripetere il complemento di termine.
     
  15. gabrigabri

    gabrigabri Senior Member

    奥地利
    Italian, Italy (Torino)
    Io a quel punto direi:
    Sí, a lei l'ho detto!

    Ma penso che lui abbia volumente messo "a lei gliel'ho detto" per far capire che si trattava di una donna!!
     
  16. kdl77

    kdl77 Senior Member

    Monza, Italy
    Italy, Italian
    Beh, non è che durante l'esame di maturità io mi sia messa a fare una discussione su casi ed eccezioni dell'uso... Ma mi sembravano abbastanza sicuri della loro posizione.
    Comunque, io a fatica dico "glielo" riferito a un complemento di termine femminile. Nelle cose che scrivo, lo evito sempre accuratamente. E nel parlato lo uso solo in contesti informali.
    Ebbene sì, nella mia coscienza linguistica è ancora un errore!
     
  17. Juri Senior Member

    Koper, near Trieste
    italian/Slovenia
    Per femmejolie:
    Si, a lei gliel'ho detto, all'altra invece l'ho sottaciuto:tick:
    Le finezze linguistiche non si imparano a scuola!
     
  18. Salegrosso Senior Member

    Napoli (Italy)
    Verona (Italy)
    ...?

    A lei gliel'ho detto e' comunque sbagliato,
    forse non ho capito cosa volevi dire.

    La forma corretta di questa frase e'
    Si', a lei l'ho detto, all'altra invece l'ho sottaciuto.
     
  19. Juri Senior Member

    Koper, near Trieste
    italian/Slovenia
    E' un rafforzativo, che certo e' meglio non usare nello scritto, e che i giornali usano.
     
  20. femmejolie Senior Member

    Madrid
    Spanish (Spain)
    Accademia della Crusca =>A me (quanto a me/ per quanto ne so io) mi piace..."
    Pare che l'Accademia della Crusca abbia amnistiato l'espressione "a me mi". Questo non significa che mi piaccia leggerlo, anzi è solo per evidenziare che la lingua italiana è viva e cambia.
    Questa pulsione alla ripetizione che a volte dobbiamo reprimere con un autentico sforzo nasce sicuramente da un retroterra dialettale.
    A me piace imparare le finezze linguistiche, siamo qui allo scopo di imparare a parlare meglio, lo credo bene!
     
  21. kurumin

    kurumin Senior Member

    salvador bahia brasil, brazilian portuguese & tupy
    A me mi è un toscanismo...Perciò è tollerato :)
     
  22. TrentinaNE Senior Member

    USA
    English (American)
    A me + mi? Non è superfluo o l'uno o l'atro?

    Elisabetta
     
  23. dieguito_06102005 New Member

    reda_faenza
    italia italiano
    È un'espressione di provenienza dialettale, ormai accettata come corretta.
    ciao
     
  24. Broca's Area Junior Member

    Italian / Italy
    Wow!! Il primo esempio di questo tanto ingiustamente esecrato fenomeno (che i linguisti chiamano dislocazione a sinistra con ripresa clitica) risale niente meno che alla prima attestazione di una varietà italoromanza, del 960; pare dunque difficilmente annoverabile tra le testimonianze di dinamismo e vivacità dell'italiano contemporaneo.
    Detto in soldoni, quello che è mutato è l'atteggiamento dei grammatici, che ora non è più normativo, ma descrittivo; il che può indurre a pensare che il costrutto del tipo a me mi sia stato finalmente sdoganato e affrancato dal marchio infamante di "errore".
    Le cose però non stanno del tutto così. Nella storia della nostra lingua si è sempre detto a me mi, costrutto che sarebbe poi incorso nella condanna dei dotti, in osservanza di un principio normativo altamente astratto che vuole l'esclusione di qualsivoglia ripetizione in una lingua di cultura e "logica". Ecco perché a scuola i maestri e le maestre, eredi di questa tradizione, ci insegnano che a te ti piace e ma però sono schifezze immonde da evitare come la peste.
    Questo a me mi appartiene al 100% al sistema italiano, ed è altresì presente nei dialetti italiani. La mia impressione è che alcuni parlanti nativi ritengano che sia di origine dialettale e non genuinamente italiana poiché, traviati dalla grammatica scolastica, associano una forma ritenuta impura e corrotta a una varietà altrettanto impoverita e non nobile, almeno nel loro pregiudizio: il dialetto. Ma da quale dialetto si sarebbe poi irradiato questo a me mi in italiano? Si rimane sul vago...
    A questo punto gli utenti stranieri si staranno facendo almeno due domande. Posso usare o no questi famigerati a me mi, a lei glielo ecc.? E perché nello studio della vostra lingua devo fronteggiare questa ennesima complicazione, qual è il suo significato?
    -Si può dire a me mi? Certo che si può, ma è bene limitarsi a registri colloquiali e informali. In situazioni formali invece (comunicazioni con datori di lavoro, articolo di giornale, stesura di una tesi ecc.) è bene evitarlo. È insomma una questione sociolinguistica.
    - Che differenza c'è tra a me mi piace e mi piace? Questa differenza ha a che vedere con la distribuzione dell'informazione nella frase.

    Paolo legge il giornale.
    Sara va a Milano.
    A Luca piacciono le caramelle.
    Mi piacciono i libri di Camilleri.

    In queste frasi l'ordine dei costituenti è "normale", canonico, quello che ci aspetteremmo. Ma che strategie possiamo adottare se vogliamo mettere in evidenza un certo elemento? Una buona soluzione (non l'unica) è estrapolare il costituente che ci interessa porre in rilievo e metterlo "all'inizio" della frase, e cioè dislocarlo a sinistra (noi infatti scriviamo da sinistra a destra). Talvolta però al posto del costituente collocato a sinistra si introduce un pronome. Questo genera una ridondanza che i grammatici normativi trovano inaccettabile.

    Paolo legge il giornale. -> Il giornale, Paolo legge. Il giornale legge Paolo. Con pronome di ripresa: Il giornale, Paolo lo legge. Il giornale, lo legge Paolo.

    Sara va a Milano. -> A Milano, Sara va. A Milano va Sara. Con pronome di ripresa (chi vuole lo consideri avverbio di luogo): A Milano, Sara ci va. A Milano ci va Sara.

    A Luca piacciono le caramelle -> A Luca, piacciono le caramelle (con intonazione differente). Con pronome di ripresa: A Luca, gli piacciono le caramelle.

    Mi piacciono i libri di Camilleri. -> A me piacciono i libri di Camilleri (mi è un pronome senza accento che, anche se è già a sinistra, non enfatizza il costituente; per la messa in rilievo c'è bisogno di un pronome accentato retto dalla preposizione: a me). Con pronome di ripresa: A me mi piacciono i libri di Camilleri.

    C'è da dire che le sfumature espresse dalle diverse soluzioni proposte per ogni frase non sono del tutto equivalenti, ma quello che è più rilevante in questa sede è mostrare, con l'ultimo esempio, che questo a me mi ha un preciso scopo di enfatizzazione (cioè ha una funzione pragmatica) e che è un costrutto parallelo a moltissimi altri nella lingua italiana.
     
  25. Kraus Senior Member

    Italian, Italy
    In effetti la faccenda è bizzarra. Forse "le l'ho" suonava male, oppure è venuto più comodo usare solo la forma del maschile (in linguistica si direbbe "c'è stato un conguaglio"). La stessa cosa avviene anche al plurale: al singolare si dice "gli ho detto / le ho detto", ma la plurale soltanto "gli ho detto" - e qui immagino le discussioni per dimostrare se è corretto oppure no e se si possa usare soltanto "ho detto loro".
     

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