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mercé - accento grave o acuto

Discussion in 'Solo Italiano' started by Alxmrphi, Jan 31, 2009.

  1. Alxmrphi Senior Member

    Reykjavík, Ísland
    UK English
    Quando una lettera sta alla fine di una parole, non cambia da un accento grave ad un accento acuto? (mercè :cross: -> mercé :tick: ) ?

    Solo una curiosita :)
     
    Last edited: Feb 1, 2009
  2. Hermocrates Senior Member

    Italian & British English (bilingual)
    Sì Alex, l'accento corretto da usare nella parola mercé è quello acuto. :)
     
  3. Necsus

    Necsus Senior Member

    Formello (Rome)
    Italian (Italy)
    Be', non necessariamente. Le parole tronche, o ossitone, uscenti in -e hanno prevalentemente accento acuto (suono chiuso), ma ce ne sono anche con l'accento grave (suono aperto), come è, cioè, tè, caffè, ahimè, lacchè, coccodè, bebè, bignè, lacchè, Noè, etc. :);)
     
  4. federicoft Senior Member

    Italian
    Secondo me è più facile memorizzare la regola generale, vale a dire che una parola tronca uscente in vocale vuole sempre l'accento grave, tolti (alcuni) casi con parole uscenti in -e che invece vogliono l'accento acuto:

    • con la terza persona singolare del passato remoto di alcuni verbi (poté, ripeté)
    • nei composti di re (viceré); tre (ventitré, novantatré); che (perché, giacché, sicché, benché etc.)
    • nei monosillabi e
    • in qualche rarissima parola: testé, mercé, scimpanzé, nontiscordardimé, fé, autodafé e credo nessun'altra.
    In tutti gli altri casi, qualunque sia la vocale, sempre accento grave.
     
  5. Necsus

    Necsus Senior Member

    Formello (Rome)
    Italian (Italy)
    Scusa, Federico, ma non sono a conoscenza della regola generale a cui fai riferimento, posso chiederti dove l'ha reperita? A me pare un po' fuorviante, perché, che io sappia, solo la 'o' finale è sempre aperta per definizione (oltre alla 'a' che è solo aperta), mentre per quanto riguarda la 'e', come dicevo nell'altro post, sono decisamente più numerose le parole ossitone che finiscono con un'accentazione acuta.
    Ecco un elenco sommario preso da Wikipedia:

    Qui di seguito sono elencate le parole più comuni che richiedono l'accento acuto sulla e finale:
    • Affinché, benché, cosicché, finché, giacché, macché, nonché, perché, poiché, purché, sicché e tutti i composti di che; inoltre, lo stesso ché nel significato di perché (o affinché);
    • (= e non o simili);
    • , usato come pronome;
    • Ventitré e tutti i composti analoghi di tre (trentatré, quarantatré, centotré, ecc.);
    • Credé (= credette) e tutte le terze persone singolari del passato remoto in (rifletté, dové, ecc.; eccezione: diè, per cui vedi sotto);
    • Scimpanzé, nontiscordardimé, mercé, testé, (per fede e per fece), affé, autodafé, viceré.
    È, voce del verbo essere, e il suo composto cioè vogliono invece l'accento grave, come anche certe altre parole, soprattutto d'origine straniera e non recenti: ahimè (e ohimè), diè (antiquato o letterario per diede), piè (= piede), e caffè, coccodè, bebè, cabarè, bignè, canapè, gilè, lacchè, narghilè, purè, Noè, Mosè, Giosuè, Averroè, Salomè, Tigrè, ecc.
     
  6. Hermocrates Senior Member

    Italian & British English (bilingual)
    Una nota per generalizzare: se osservate con attenzione molte di queste parole che terminano con la vocale "e" aperta (ovvero è, con accento grave) sono di origine straniera (molte dal francese).

    In molte di queste parole la "e" finale è aperta perché è caduta una consonante che la seguiva.
     
  7. federicoft Senior Member

    Italian
    Effettivamente "regola" è un lapsus, intendevo dire la norma.

    Delle cinque vocali dell'italiano, tre (A, I, U) possono essere solo aperte, quindi avere solo l'accento grave. Questo ovunque si trovino.
    Delle due rimanenti, la O per l'appunto non ha mai suono chiuso al termine di una parola, quindi l'accento non può essere che grave.
    Solo la E può assumere suono chiuso o aperto, quindi di conseguenza entrambi gli accenti, a seconda dei casi.

    Per questa ragione a mio parere il metodo più intuitivo per memorizzare il corretto uso degli accenti, soprattutto per i non madrelingua, è ricordare che tutte le vocali al termine di parole tronche hanno sempre l'accento grave, ad eccezione di alcune parole terminanti in -e. Dopotutto gli accenti da usare sono à, è, é, ì, ò, ù.

    Ricordarsi singolarmente le parole terminanti in -e che richiedono l'accento acuto secondo me è molto più laborioso. Oltretutto, come per l'appunto si nota anche dalla tua lista, le parole che richiedono l'accento grave (per quanto più numerose) si possono elencare in modo piuttosto sintetico in non più di 4-5 categorie, mentre l'occorrenza dell'accento acuto (che compare in alcune parole fondamentali come è e cioè) è decisamente meno schematica, e dipende spesso da singole particolarità etimologiche.
     
    Last edited: Feb 1, 2009
  8. Necsus

    Necsus Senior Member

    Formello (Rome)
    Italian (Italy)
    Federico, credo che stia subentrando un po' di confusione...
    Sì, A ha sempre suono aperto, come dicevo, ma per I e U il discorso è esattamente l'opposto, cioè possono avere solo suono chiuso!
    Il fatto che si usi l'accento grave quando sono in fine di parola ossitona è una convenzione tipografica, ma ne esiste anche un'altra in base alla quale si mette l'accento acuto su tutte le vocali chiuse (í, é, ó, ú) e quello grave su tutte quelle aperte (à, è, ò).
    Ribadisco che le parole ossitone uscenti in -e con accento grave (suono aperto) secondo me sono meno numerose (e probabilmente memorizzabili singolarmente) di quelle con accento acuto (suono chiuso), che nella 'mia' lista sono quelle suddivisibili in categorie.
    La e finale di è e cioè ha l'accento grave (suono aperto), non acuto, e fa parte dell'altro elenco.
     
  9. anemos Junior Member

    Condivido. Io (che non sapevo che questo fenomeno fosse ancora "vivo" nella lingua italiana) cosa devo imparare?

    Grazie
    Anemos
     
  10. Necsus

    Necsus Senior Member

    Formello (Rome)
    Italian (Italy)
    Ciao, Anemos. In questo caso il contributo di Wikipedia riportato prima mi sembra abbastanza attendibile. ;):)
     
  11. EL GANCHO

    EL GANCHO Junior Member

    Zaragoza, Aragón (España)
    Español de Aragón (España)
    Ciao.
    Mi sembra che ci sia abbastanza confusione su questo punto non solo tra i partecipanti di questa discussione, ma in generale in Italia.
    Tutti quanti impariamo una lingua da adulti cerchiamo delle regole generali e ovviamente speriamo che esse siano logiche. Dunque, uno straniero osserva subito su questo punto che nell' uso quotidiano in Italia non c'è nessuna logica, e invece se uno si prende dell'interesse e fa una piccola ricerca in diverse grammatiche italiane, può osservare che quella logica esiste.
    Basta pensare che l'italiano viene dal latino, lingua che aveva vocali aperte e chiuse. Alcune lingue neolatine, come lo spagnolo, hanno perso assolutamente questa differenza, motivo per il quale non esiste che un accento (quello acuto, sicuramente perché sembra piú facile da scrivere con la mano destra, l'unica acettata in passato). Altre lingue, però, hanno conservato le varianti aperta e chiusa di alcune o tutte le vocali. Molto spesso, quella aperta viene coronata da un accento grave e quella chiusa da uno acuto (l'eccezione ne sarebbe il portoghese, che lo fa diversamente). Questo sarebbe appunto il caso dell'italiano.
    Ora, è necessario sottolineare che dal punto di vista fonologico solamente la /e/ e la /o/ possono essere aperte o chiuse, mentre la /a/ è sempre aperta e la /i/ e la /u/ sono sempre chiuse. Di conseguenza, la -a presenterà sempre un accento grave come in città, e la -i e la -u sempre un accento acuto, come in Forlí e in piú.
    Per quanto riguarda la -o, sembra che in posizione finale non occorre che quella aperta (o almeno io ne non ho mai visto una chiusa), per cui sarà sempre accentata come in potrò.
    Solo nel caso della -e, quindi, possiamo verificare tutti e due tipi di accento. Ed è evidente come si deve fare: quando viene pronunciata aperta, accento grave come in è, quando invece è chiusa, accento acuto come in perché.

    Nonostante ciò, nelle stesse grammatiche italiane si spiega che l'uso ha consacrato l'accento grave tranne nel caso di certe parole che finiscono con la -e. Il motivo di questo fenomeno non mi sembra chiaro, ma forse sia dovuto a una certa sensazione che queste distinzioni siano inutili. Infatti è vero che il sistema accentale italiano è assolutamente deficiente quando la parola non è ossitona (cioè, nella maggior parte dei casi). Basta pensare a parole come ancora o pesca, che possono essere ponunciate in due modi con due significati diversi. Per quanto riguarda le ossitone, però, il sistema è perfetto dal punto di vista fonologico.
    Per sapere come scrivere, basta pensare alla pronuncia: tutti gli italiani percepiscono la differenza tra aperta e chiusa, e per chi non la percepisce, come noi spagnoli, l'accento è senz'altro un aiuto per una buona pronuncia.

    A modo di conclusione, direi che il sistema esiste, è logico, ben organizzato e utile. Perché disprezzarlo? Anzi, secondo me sarebbe buono estenderlo al resto delle sillabe (non è assurdo usarlo solo in posizione finale?) Si potrebbe adottare un sistema statistico che con poche e semplici regole permetesse di leggere correttamente e senza dubbi tutte le parole accentando solo 15 % di esse, come si fa in spagnolo.

    Comunque sia, questa non è che la visione di uno straniero, benché amante dela lingua italiana. Sicuramente questa questione è sentita diversamente dagli italiani. Il vostro carattere a volte è ben diverso del nostro...
     
  12. Necsus

    Necsus Senior Member

    Formello (Rome)
    Italian (Italy)
    E a me sembra evidente che non posso essere d'accordo con quest'affermazione. Ritengo chiare le conclusioni a cui si è giunti nella discussione, e francamente non penso che ci fosse necessità di scrivere un post in vengono ripetute. Ma in effetti non credo che il regolamento lo vieti... ;)
     
    Last edited: Feb 7, 2009
  13. EL GANCHO

    EL GANCHO Junior Member

    Zaragoza, Aragón (España)
    Español de Aragón (España)
    In effetti no.
    Comunque, se io avessi pensato che stava a ripettere delle conclusioni chiarissime, non avrei scritto il mio intervento. In tutta la discussione solo in un momento determinato hai fatto riferimento del sistema fonologico, mentre negli interventi precedenti si parlava dell' origine straniera o meno delle parole; si sono addiritura fatte liste con criteri di tutti i tipi... e per lo piú per arrivare alla conclusione generale che si debba metere l'accento grave ovunque sia tranne su certe -e che bisogna imparare a memoria a partire da quelle liste. È vero che è quello che fanno quasi tutti, ma è quello che si deve fare?

    Il mio punto di vista è un'altro. È quello fonologico al cento per cento. Tra l'altro non è mio, bensí è basato sulla grammatica italiana e sulla tradizione procedente dal latino. Il motivo della lunghezza del mio intervento è che volevo ragionarlo bene.
     
  14. Necsus

    Necsus Senior Member

    Formello (Rome)
    Italian (Italy)
    El Gancho, perdonami se posso essere sembrato scortese, non intendevo esserlo, però non ho apprezzato molto l'apertura del tuo post con cui venivano sviliti gli interventi di altri della discussione, dicendo che il loro risultato era la confusione. ;)

    Quanto alla ripetizione, mi riferivo a tutta la parte centrale del tuo post sull'accentazione grave e acuta delle diverse vocali, e se leggi con attenzione gli altri interventi vedrai che per quanto riguarda la vocale finale di parola tronca (ricordo che è questo, l'oggetto della discussione), non è vero che "la -i e la -u [presentano] sempre un accento acuto, come in Forlí e in piú", e che vi è stato detto come la 'o' possa essere solo aperta. Faccio notare poi che, parlando di italiano non-standard, non è possibile dedurre il corretto grado di apertura di una vocale dalla pronuncia, proprio per il fatto che questa varia a seconda delle zone. :)
     
    Last edited: Feb 7, 2009
  15. Hermocrates Senior Member

    Italian & British English (bilingual)
    Ciao El Gancho, non sono d'accordo con te su questo punto, o quantomeno mi viene da pensare che anche tu non sia esente da un po' di confusione. ;)

    Tu parli di una corrispondenza automatica tra vocali latine e vocali nell'italiano, dicendo che le vocali aperte e chiuse esistevano anche in latino, ma questo non è corretto.

    La vocali latine infatti sono distinte tra loro per la qualità lunga-breve. Le vocali italiane invece sono distinte per la qualità aperta-chiusa. Si tratta di qualità fonologiche distinte e non automaticamente convertibili l'una nell'altra a priori.
    Difatti, vi sono lingue (l'inglese è un esempio) in cui le vocali sono distinte tra loro non solo per la qualità della lunghezza ma anche per quella dell'apertura. Come vedi, si tratta di tratti fonologici differenti, e che non vanno confusi.

    Il sistema fonologico latino consta di dieci vocali di base (ignoro la "i greca" per semplicità), cinque lunghe (ā, ē, ī, ō, ū) e cinque brevi (ă, ĕ, ĭ, ŏ, ŭ).

    Lungi dal rispettare una corrispondenza univoca, nell'evolversi nelle diverse varianti volgari, queste vocali hanno subito evoluzioni parallele e distinte a seconda delle zone geografiche italiane. Ovvero in parallelo, abbiamo l'evoluzione di sistemi fonetici distinti che introducono la distinzione chiusa/aperta a partire dalle medesime vocali latine che avevano invece solo una distinzione di tipo breve/lunga (un tipo molto diverso di distinzione fonologica).

    Nel caso del volgare fiorentino, ad esempio (che per caso è venuto a concidere con l'italiano definito "standard") le dieci vocali latine sono confluite in sette vocali secondo questo modello:

    ā, ă → a (a aperta)
    ē, ĭ → e (e chiusa, é)
    ĕ → ɛ(e aperta, è)
    ī → i (i chiusa)
    ō, ŭ → o (o chiusa)
    ŏ → ɔ (o aperta)
    ū → u (u chiusa)

    Altre varianti italiche, che si sono evolute indipendenetemente e parallelamente, tuttavia sono confluite invece cinque vocali, secondo soluzioni fonologiche diverse.

    Per esempio, il volgare sardo (che non distingue né la qualità lunga-breve, né la qualità aperta-chiusa delle vocali) segue questa evoluzione fonetica molto facile da memorizzare:

    ā, ă → a
    ē, ĕ → e
    ī, ĭ → i
    ō, ŏ → o
    ū, ŭ → u

    Il volgare siciliano segue una evoluzione simile a quella sarda, ma con piccole differenze proprie, e così via.

    Questo solo per chiarire un punto da te avanzato che mi pareva molto impreciso. Spero aiuti anche gli altri che seguono questo thread qualora si stessero chiedendo perché mai in certe regioni si distinguono sette vocali e in altre cinque solamente! :)
     
  16. Necsus

    Necsus Senior Member

    Formello (Rome)
    Italian (Italy)
    QUI c'è una corposa discussione sugli accenti... ;):)
     

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