andare a + verbo in infinito

francisgranada

Senior Member
Hungarian
Ciao e buona sera a tutti,

La mia domanda è, se sia corretto usare il verbo andare per indicare un futuro prossimo o per esprimere l'intenzione di far qualcosa (incluso i casi quando di fatto non bisogna "spostarsi" fisicamente).

Contesto/Esempi:

Domani vado a comprar un libro
Domani vado ad alzarmi presto
Ora vado a dirti che non mi sento bene
Adesso vado a leggere un libro (senza allontanarmi dal mio posto...)
Vado a cantarvi una bella canzone (rimango seduto, non vado ad alcuna parte...)
Andiamo a vedere cosa c'è scritto nel dizionario (senza far un passo ...)

Grazie in anticipo.
 
  • ElFrikiChino

    Senior Member
    Italian (Mantova)
    Ciao e buona sera a tutti,

    La mia domanda è, se sia corretto usare il verbo andare per indicare un futuro prossimo o per esprimere l'intenzione di far qualcosa (incluso i casi quando di fatto non bisogna "spostarsi" fisicamente).

    Contesto/Esempi:

    Domani vado a comprar un libro :tick: ma è un presente con valore di futuro, e andare significa andare, non perde il suo significato per indicare solo un'azione futura.
    Domani vado ad alzarmi presto :cross:
    Ora vado a dirti che non mi sento bene :cross:
    Adesso vado a leggere un libro (senza allontanarmi dal mio posto...) :cross: lo puoi dire, ma significa che ti alzi, prendi un libro e lo leggi.
    Vado a cantarvi una bella canzone (rimango seduto, non vado ad alcuna parte...) :cross:
    Andiamo a vedere cosa c'è scritto nel dizionario (senza far un passo ...) :tick:

    Grazie in anticipo.
    Però non so la regola che ammette l'uso di andare in senso di futuro nell'ultima frase. Pensandoci un attimo ti dico però che "andare a vedere" è una costruzione piuttosto usata e spesso ha valore di futuro, ma non sempre.
     

    infinite sadness

    Senior Member
    italiano
    Ciao e buona sera a tutti,

    La mia domanda è, se sia corretto usare il verbo andare per indicare un futuro prossimo o per esprimere l'intenzione di far qualcosa (incluso i casi quando di fatto non bisogna "spostarsi" fisicamente).

    Contesto/Esempi:

    Domani vado a comprar un libro:tick:
    Domani vado ad alzarmi presto:cross:
    Ora vado vengo a dirti che non mi sento bene
    Adesso vado a leggere un libro (senza allontanarmi dal mio posto...):tick:
    Vado a cantarvi una bella canzone (rimango seduto, non vado ad alcuna parte...) :tick:
    Andiamo a vedere cosa c'è scritto nel dizionario (senza far un passo ...):tick:

    Grazie in anticipo.
     

    olaszinho

    Senior Member
    Central Italian
    Ciao Francis
    Tutte le frasi sono scorrette, però due o tre di esse possono avere un senso compiuto in italiano, se si sottintende uno spostamento fisico. Domani vado a comprare un libro: uscirò ed andrò in un negozio. In italiano non esiste il verbo andare + infinito come in spagnolo, portoghese o francese. Per indicare un'azione imminente puoi usare il presente semplice, o la perifrasi stare per + infinito o il futuro semplice.
    Domani andrò/vado al mercato.
    Sto per andare a letto: fra poco ci andrò.
    Purtroppo però, debbo ammettere, questa costruzione perifrastica sta sempre più prendendo piede anche in Italia, frasi del tipo: andrò a fare, vado a discutere, senza implicare nessuno spostamento, sono sempre più diffuse, sebbene siano ancora considerate scorrette dalla grammatica normativa. A me pare, tuttavia, che quest'uso o abuso sia piuttosto recente.
     

    francisgranada

    Senior Member
    Hungarian
    ...Tutte le frasi sono scorrette ...
    Grazie mille :( ...! (sto scherzando :) - gli esempi li ho scelti ovviamente aposta, per vedere le opinioni competenti).

    ... due o tre di esse possono avere un senso compiuto in italiano, se si sottintende uno spostamento fisico....
    Praticamente la stessa cosa la dice anche ElFrikiChino (ed è anche la mia intuizione). Questa sarebbe quindi la risposta per quanto riguarda la "correttezza" dell'uso.

    ... debbo ammettere, questa costruzione perifrastica sta sempre più prendendo piede anche in Italia, frasi del tipo: andrò a fare, vado a discutere, senza implicare nessuno spostamento, sono sempre più diffuse ...
    Confermato anche da Infinite Sadness. Infine, è il proprio motivo della mia domanda, cioè non sono stato siccuro quando si usa così (sia corretto o no) e se un tale uso venga "ufficialmente riconosciuto".

    Grazie per le vostre risposte.
     

    francisgranada

    Senior Member
    Hungarian
    Credo sia dovuto a un fenomeno di imitazione.
    Sì, o con altre parole si tratta d'un senso/uso figurativo. Secondo me una tale "evoluzione" dell'uso del verbo andare è infine "psicologicamente" spontanea, anche se strettamente dicendo non troppo corretta (perché si perde il proprio "valore" del verbo andare).

    Questo lo dico perché questo tipo d'uso lo troviamo anche nello spagnolo, portoghese e francese (come dice Olaszinho), ma anche nelle lingue non romaniche (ungherese, lingue slave ... e se non mi sbaglio allora anche nell'inglese).
     
    Last edited:

    Necsus

    Senior Member
    Italian (Italy)
    Dal Treccani:
    7. Seguìto dalla prep. a e un infinito, essere in procinto di, stare per: gli sta peggio quel malato e pare che vada a morire (Fucini); tranne rari casi, nei quali (come nell’es. ora dato) ha accezioni di tono particolare, è un francesismo, a lungo censurato e sconsigliato, oggi molto com. (così, per es.: il passo che ora vado a leggervi, per il più semplice «che ora vi leggerò»; lo spettacolo va a incominciare, per «sta per cominciare»).
     

    olaszinho

    Senior Member
    Central Italian
    Nessuna delle mie grammatiche, non ho il dizionario Treccani, comtempla il verbo andare più infinito in funzione di futuro imminente. In tutti questi casi, le perifrasi verbali consigliate sono, come ha già affermato Necsus: essere in procinto di; essere/stare lì lì per; stare più infinito. Il verbo andare, unito al gerundio di un verbo, indica invece la continuità o la frequenza dell'azione di tale verbo: andava dicendo a tutti; il male va peggiorando.
    Come già asserito, l'uso del verbo andare più infinito è certamente in espansione nella lingua italiana, ciò non toglie che sia ancora avvertito da molti come poco corretto, soprattutto in un testo scritto. Inoltre, non mi pare che tale perifrasi possa in tutti i casi rappresentare un'azione futura, come avviene in spagnolo o francese. Se dico: domani vado a comprare un libro, non s'intende che comprerò un libro, ma piuttosto che andrò a comprarlo in libreria. Una novità recente e tipica dell'italiano, a differenza di altre lingue, è l'uso del futuro più infinito: "andrò a fare" al posto del più scorrevole e corretto "farò". Non c'entra nulla con quest'argomento, ma un uso particolarissimo del verbo andare più infinito si ha in catalano, con risultati completamente diversi rispetto alle altre lingue romanze.
     

    LemonEvo

    Member
    italiano
    Ciao e buona sera a tutti,

    La mia domanda è, se sia corretto usare il verbo andare per indicare un futuro prossimo o per esprimere l'intenzione di far qualcosa (incluso i casi quando di fatto non bisogna "spostarsi" fisicamente).

    Buongiorno a Tutti,
    se non ho mal interpretato la domanda posta da francisgranada,
    penso che "la-frase" si possa costruire con il verbo andare ,
    ma nel "modo" e "tempo" appropriati: [da prendere con le dovute precauzioni]

    - "... i versi del poema che andremo a leggere..." [Figurativo, non ci spostiamo fisicamente]
    - "... il progetto [di lavoro] che andremo ad analizzare..." [ // // ]
    - "... la tesi che andremo a dimostrare..." [ // // ]

    ps. piccola curiosità:
    "andremo" potrebbe non voler specificare "noi andremo", ma "io andrò" [pluralis maiestatis]
     
    Last edited by a moderator:

    annapo

    Senior Member
    Ciao e buona sera a tutti,

    La mia domanda è, se sia corretto usare il verbo andare per indicare un futuro prossimo o per esprimere l'intenzione di far qualcosa (incluso i casi quando di fatto non bisogna "spostarsi" fisicamente).

    Contesto/Esempi:

    Domani vado a comprar un libro
    Domani vado ad alzarmi presto
    Ora vado a dirti che non mi sento bene
    Adesso vado a leggere un libro (senza allontanarmi dal mio posto...)
    Vado a cantarvi una bella canzone (rimango seduto, non vado ad alcuna parte...)
    Andiamo a vedere cosa c'è scritto nel dizionario (senza far un passo ...)

    Grazie in anticipo.
    "andare a " ha vari significati:

    il più comune è quello che esprime il moto a luogo, ovvero un movimento verso una destinazione, che può essere una destinazione fisica (reale):
    tra poco/domani/prima o poi vado a comprarmi un libro
    o figurata:
    con la fantasia vado ad esplorare altri mondi

    l'essere sul punto di fare qualcosa (in cui è sinonimo di: stare per ...):
    andiamo ad affrontare uno degli argomenti più importanti del programma di storia
    andiamo a vedere cosa dice la Treccani in proposito...
    ora vado ad illustrarvi le caratteristiche del prodotto

    andare a + inf non ha in italiano (a differenza che in spagnolo) il significato di "futuro intenzionale": per esprimere il quale, l'italiano usa la parafrasi: ho intenzione di ... (et similia)

    perciò in italiano dire:
    Domani vado ad alzarmi presto
    non ha nessun significato.

    Un italiano direbbe invece:
    domani ho intenzione/ ho in programma/ ho idea/ ecc di alzarmi presto
     

    francisgranada

    Senior Member
    Hungarian
    ps. piccola curiosità:
    "andremo" potrebbe non voler specificare "noi andremo", ma "io andrò" [pluralis maiestatis]
    Sì, succede anche in altre lingue. Nonostante ciò io non lo definirei come pluralis maiestatis (almeno non in tutti i casi) ma piuttosto come un uso impersonale o generale (qualcuno di noi, ma non necessariamente io).

    ... perciò in italiano dire:
    Domani vado ad alzarmi presto
    non ha nessun significato

    Un italiano direbbe invece:
    domani ho intenzione/ ho in programma/ ho idea/ ecc di alzarmi presto
    ...
    Chiaro, anche a me suona male. Semplicemente direi "domani voglio alzarmi presto" o "domani mi alzerò presto", a seconda di quello che di fatto voglio esprimere.
     

    ElFrikiChino

    Senior Member
    Italian (Mantova)
    Dal Treccani:
    7. Seguìto dalla prep. a e un infinito, essere in procinto di, stare per: gli sta peggio quel malato e pare che vada a morire (Fucini); tranne rari casi, nei quali (come nell’es. ora dato) ha accezioni di tono particolare, è un francesismo, a lungo censurato e sconsigliato, oggi molto com. (così, per es.: il passo che ora vado a leggervi, per il più semplice «che ora vi leggerò»; lo spettacolo va a incominciare, per «sta per cominciare»).
    Lo so che non è strettamente connesso alla domanda al topic, ma mi ha fatto venire in mente una cosa secondo me interessante.
    Un mio prof di spagnolo la settimana scorsa ci ha fatto notare una grande differenza tra le grammatiche spagnole e le italiane: le italiane presentano esempi tratti da opere letterarie, con autori ben definiti, mentre quelle spagnole si concentrano più sull'uso "reale" della lingua, come la usano i parlanti. E lo stesso vale per i dizionari (almeno quelli che ho avuto sotto mano negli ultimi anni): danno sempre esempi letterari, che sappiamo contano fino a un certo punto date le libertà che possono prendersi gli scrittori. Io sono d'accordo sul fatto che dovremmo concentrarci di più sull'uso normale che i parlanti fanno della lingua (senza ovviamente eccedere eliminando per esempio periodi ipotetici, congiuntivi e condizionali).
    Il Treccani potrà anche ammetterne l'uso citando Fucini, ma io non ho mai sentito nessuno usare queste espressioni in situazioni quotidiane.
     

    annapo

    Senior Member
    La perifrastica attiva latina esprimeva una serie di sfumature di futuro differenti rispetto al futuro semplice: intenzionalità, imminenza, destino ecc.
    In pratica con la perifrastica il latino liquidava tutti i nostri: sto per, sono sul punto di, mi accingo a, ho intenzione di, sono destinato a

    Ave caesar, morituri te salutant
    Bellum scripturus sum, quod populus Romanus cum Iugurtha, rege Numidarum, gessit

    ma questo prova che il futuro "intenzionale" è una caratteristica delle nostre lingue per eredità lontana...
     

    Necsus

    Senior Member
    Italian (Italy)
    Il Treccani potrà anche ammetterne l'uso citando Fucini, ma io non ho mai sentito nessuno usare queste espressioni in situazioni quotidiane.
    Guarda che nel Treccani viene detto che il costrutto è 'oggi molto comune', e Fucini non è certo citato a dimostrazione di questo. E se ne stiamo parlando qui è perché effettivamente oggi è comunemente usato.

    Così anche il Garzanti:
    13 seguito da un infinito introdotto da a, ha valore fraseologico: [...] | talvolta significa essere sul punto di, stare per: lo spettacolo va a incominciare.

    E così gli altri vocabolari, in questo studio, che qualcuno potrebbe trovare interessante:
    «[...] un riferimento è presente nel grande Battaglia (1961: 454) in cui troviamo: [...] — andare a (seguito da un infinito): stare per, incominciare, essere imminente.
    I vocabolari di recentissima pubblicazione, ad esempio il DISC (1997) e lo Zingarelli (1999), includono solamente il costrutto passivo con il participio passato e quello gerundiviale.
    Fa eccezione il De Mauro (1999: 266) in cui è riportata la seguente spiegazione: seguito da a e da un infinito, con valore fraseologico: la penna è andata a finire per terra, a. a bocciare; stare per, essere sul punto di: lo spettacolo va a cominciare. Grammatiche recenti omettono il costrutto, così ad esempio quelle di Schwarze (1988) e Serianni (1989). In Maiden & Robustelli (2000: 290) troviamo che il costrutto per l’espressione di un significato futurale è considerato escluso in italiano [...]».​

    E più avanti viene detto:
    «Benché la forma sia regolarmente registrata nei testi sia antichi che moderni, la minore attenzione che le è stata attribuita potrebbe dipendere dal fatto che sia percepita come meno stabile di quelle con il gerundio e il participio passato nella sua organicità sintattica e semantica. A questo punto ci si può chiedere se sia lecito parlare di un costrutto perifrastico unitario e se anche questa forma come le altre due si sia avviata verso un processo di grammaticalizzazione o se non si tratti di un caso di grammaticalizzazione interrotta.»
     

    annapo

    Senior Member
    Il Treccani potrà anche ammetterne l'uso citando Fucini, ma io non ho mai sentito nessuno usare queste espressioni in situazioni quotidiane.
    Bé, insomma. Prova a guardare una delle tante trasmissioni di cucina che in Italia oggigiorno impazzano tanto. Io ho sentito continuamente usare espressioni del tipo:
    "e adesso, andiamo a preparare una panna acida per la guarnizione"
    "o ora, andiamo a stendere la sfoglia per la pasta ripiena"
    "andiamo a ricavare una montagnola con la farina, in cui andiamo a mettere le uova, il lievito e il sale"

    oppure le previsioni del tempo:
    "e ora andiamo ad esaminare la situazione delle massime e minime per la giornata di domani"

    la verità che questa forma, benchè oggettivamente antipatica nella sua ridondanza (in pratica, non andiamo a fare un bel niente, lo facciamo e basta) è usatissima in questo mondo che manda in diretta le azioni e i pensieri mentre si formano.
     

    marco.cur

    Senior Member
    Infatti è usatissimo in certe trasmissioni televisive (cucina e televendite), ma non nel parlare quotidiano (per fortuna). Nelle previsioni del tempo non l'ho mai notato, almeno in quelle della RAI.
     

    olaszinho

    Senior Member
    Central Italian
    Infatti è usatissimo in certe trasmissioni televisive (cucina e televendite), ma non nel parlare quotidiano (per fortuna). Nelle previsioni del tempo non l'ho mai notato, almeno in quelle della RAI.
    Ma avete notato che si sta diffondendo vertiginosamente? Soltanto cinque o dieci anni fa non era assolutamente così diffuso, ora anche negli uffici, nei negozi, al bar si sente dire sempre più spesso: andrò ad esaminare quella pratica; questa ricerca va a dimostrare; questo fatto va a chiarire alcuni aspetti. Credo che dipenda moltissimo anche dal linguaggio televisivo e dall'influenza che esercita sul parlante medio. Spero di non essere contagiato, finora ho resistito stoicamente. :)
     
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