Credo che chi indugi sia prudente.

ElizabethLovesMe

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Italian - Italy
Credo che chi indugi sia prudente. / Credo che chi indugia sia prudente.

Penso che chi vada al mare sia più abbronzato. / Penso che chi va al mare sia più abbronzato.

Penso che chi legga sia più informato. / Penso che chi legge sia più informato.


Queste frasi, nel primo verbo, vanno con l'indicativo o col congiuntivo?
 
  • bearded

    Senior Member
    Salve
    Nel linguaggio corrente i primi verbi (quelli delle frasi relative) si trovano di solito all'indicativo. Secondo me non è che il congiuntivo sia proprio sbagliato, ma conferisce a quelle frasi un superfluo significato di eventualità ('credo che chi eventualmente indugi/chi eventualmente vada al mare/chi eventualmente legga..') che appesantisce l'enunciato.
    Se al posto di 'chi' mettiamo 'colui/colei che', questo è ancora più evidente: ad es.
    - credo che sia prudente colui/colei che indugia ('che indugi' non suona bene - per la ragione suddetta).
     

    Armodio

    Senior Member
    Italiano
    Sarebbe troppo lungo disquisirne. Ultra-sintetizzando, è corretto quanto sostiene Bearded, anche se non c'è agrammaticalità nella scelta del congiuntivo, che, si voglia parlare di stile o registro più curato e rifinito (personalmente sono semplificazioni che non ho mai abbracciato con troppa convinzione), ha, sotto sotto, quasi sempre un suo perché modale.

    Nel caso specifico c'è molta sentenziosità: diremmo mai chi rompa paga ? Questo porta a selezionare l'indicativo, col quale si vuol sottolineare il senso gnomico e acronico della frase. Ovviamente, subordinando la sentenza, che in forma indipendente sarebbe chi indugia è prudente ecc...., noi poniamo ordinariamente al congiuntivo il verbo in diretta dipendenza dal verbo principale penso, ossia penso che... sia prudente. L'altra è una normale relativa (chi indugia=colui che indugia) che sappiamo avere sempre una sua indipendenza e indifferenza.

    Vogliamo porre al congiuntivo anche questa? Liberi di farlo, ma non calza a pennello in una sentenza che vuol risonare come un corpo unico sempre valido, un'unità semantica indissociabile.
     
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