Pronuncia ce-ci/sce-sci

bearded

Senior Member
Buongiorno a tutti

Vorrei sollevare un argomento che è stato trattato nel forum solo marginalmente (ad es. qui: Ciento).
Com'è noto, una buona metà della popolazione italiana pronuncia diesci per dieci, quindisci per quindici, cuscina per cucina.. Volendo descrivere questo ''difetto'' di pronuncia tipico di certe regioni del Centro-Sud Italia (salvo naturalmente chi ha studiato dizione, come attori, annunciatori radio ecc.), direi così:
Se preceduti da vocale, i gruppi consonante-vocale ce e ci vengono pronunciati ʃe e ʃi (sce e sci),
se non preceduti da vocale, si pronunciano ce e ci (come in italiano 'standard').

Infatti ad es. un romano pronuncia normalmente cinquescento solo quando il primo c non è preceduto da vocale. Quindi: quanti ne hai visti? Cinquescento, ma Ne ho visti scinquescento.
Questa pronuncia 'deviante' dallo standard è molto antica. Già il Boccaccio scriveva nel Decamerone ''il bascio'' (quando ancora l'ortografia italiana non era codificata).

Vorrei chiedere agli abitanti del Nord se trovano questa pronuncia fastidiosa. A quelli delle regioni interessate vorrei invece porre una domanda un po' più complessa: è vero o non è vero che, laddove il suono esse-ci è presente anche nello standard, pronunciate questo suono come doppio o lungo, mentre invece è più 'corto' quando nello standard c'è solo c? Ad es. c'è o no una distinzione tra l' sc di liscio e quello di micio (il primo dovrebbe essere un sc 'doppio', il secondo 'semplice')? Tra quello di lascio e quello di cacio? Tra quello di uscio e quello di Lucio? Se questa distinzione esiste, si potrebbe dire che
- in realtà, almeno in queste pronunce, esistono due suoni sc: uno di consonante semplice e uno di consonante doppia (per certi linguisti, anche nello standard è così: l' sc di scendere è diverso da quello di uscio);
- in queste pronunce la vocale che precede sc è più lunga se sta davanti all'sc semplice, è più breve se precede quello doppio (la i di micio è più lunga di quella di liscio).

Ringrazio in anticipo per tutte le risposte e i commenti.
 
  • TheCrociato91

    Senior Member
    Italian - Northern Italy
    Buongiorno.

    Vorrei chiedere agli abitanti del Nord se trovano questa pronuncia fastidiosa.
    Io non la trovo fastidiosa, quanto piuttosto un indizio piuttosto evidente della provenienza geografica del parlante. E forse un po' anche un segno dell'incapacità (voluta o meno) di separare la parlata dialettale da quella "standard" (cosa che anche io personalmente faccio fatica a fare).

    Per il resto delle domande, lascio la parola ai miei compatrioti centro-meridionali :p (a meno che non riesca a trovare informazioni sulla fonetica di tali zone, nel cui caso provvederò a fornirle).
     

    Paulfromitaly

    MODerator
    Italian
    Io non la trovo fastidiosa, quanto piuttosto un indizio piuttosto evidente della provenienza geografica del parlante. E forse un po' anche un segno dell'incapacità (voluta o meno) di separare la parlata dialettale da quella "standard" (cosa che anche io personalmente faccio fatica a fare).
    Concordo in pieno.
    Ogni regione d'italia ha le sue peculiarità a livello di pronuncia.
    Se 100 anni fa un anziano bresciano (tanto per fare un esempio) poteva non aver mai sentito in vita sua qualcuno parlare con un accento siciliano e quindi, oltre a trovarlo difficile da capire, magari lo riteneva anche "scorretto", oggigiorno non è più così, grazie ai mezzi di comunicazione.
    Siamo più abili nel capire gli accenti e, in linea di massima, più inclini a considerarli semplicemente una caratteristica piuttosto che un difetto.
    L'unico aspetto che io, personalmente, trovo fastidioso è l'incapacità di alcune persone di ammettere di avere un accento e una cadenza e quindi di ritenere il loro accento come "standard" e quello degli altri come una deformazione regionale.
    Non che io sia un particolare fan delle scuole di dizione, ma è evidente come chi le ha frequentate sia in grado di neutralizzare il proprio accento e parlare italiano senza inflessioni regionali.
     

    Starless74

    Senior Member
    Italiano
    Da diretto interessato, confermo la diversità di pronuncia tra lo sci/sce corretto (come in esci) e il "deviante" come in bacio, piace etc.
    Raramente ci faccio caso nel quotidiano, data la zona, ma lo avverto distintamente se vi incorre un attore, un doppiatore, uno speaker ecc. (ahimé, troppe volte accade). Se nel quotidiano la "romanità" — anche in piccole cose come questa — non mi crea problemi "dall'interno" (purché non troppo sopra le righe o ostentata), nel cinema, nel teatro e più in generale anche in dichiarazioni pubbliche di certi notabili un po' mi infastidisce.
    E la c dolce "strascinata" non fa eccezione, per quanto mi riguarda. Anzi, ecceZZione. :D

    - in queste pronunce la vocale che precede sc è più lunga se sta davanti all'sc semplice, è più breve se precede quello doppio (la i di micio è più lunga di quella di liscio).
    Non ci avevo mai fatto caso, ma in effetti hai ragione. Questo confermerebbe - a mio avviso - anche la tua ipotesi che da noi sc sia in qualche modo sentito come "doppio": infatti anche nell'italiano "corrente" - almeno nel mio sentire - la pronuncia delle consonanti doppie non è soltanto un soffermarsi più a lungo sul suono della consonante stessa ma anche un accorciamento della vocale che precede o meglio una pausa, appena percettibile, dopo la vocale.
    Esempio: in notte rispetto a note, oltre all'effettivo soffermarsi più a lungo della lingua sull'arcata dentale, a rendere il raddoppiamento c'è anche una brevissima pausa che inevitabilmente (?) "accorcia" la o precedente (ancora una volta, perdonate la divagazione).
     
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    Francesco94

    Senior Member
    Italian
    Buongiorno,

    Infatti ad es. un romano pronuncia normalmente cinquescento solo quando il primo c non è preceduto da vocale. Quindi: quanti ne hai visti? Cinquescento, ma Ne ho visti scinquescento.
    Dire normalmente non lo trovo del tutto corretto. Credo che questa differenza derivi dal nostro accento: personalmente ritengo che se uno non si sofferma sulla sillaba cen, il suono della c non è definito, è quasi impercettibile.
    Se io pronunciassi "*cinquescento", così com'è scritto, la differenza sarebbe chiara.
    Dunque, credo che sia una mancanza d'attenzione: è come se non si scandisse bene ogni sillaba e il risultato è proprio quello che hai descritto tu.

    Ad es. c'è o no una distinzione tra l' sc di liscio e quello di micio (il primo dovrebbe essere un sc 'doppio', il secondo 'semplice')? Tra quello di lascio e quello di cacio? Tra quello di uscio e quello di Lucio?
    Ottimo esempio. La parola "micio" rispecchia totalmente questa non accortezza nel fare una distinzione netta fra i due fonemi. Parto sempre dal presupposto che il parlante sia influenzato da un accento romano marcato (non si può parlare di vero e proprio dialetto). Mi rendo conto che in questo caso la parola in questione può essere pronunciata con il suono sc e per mia esperienza a volte la vocale i è quasi impercettibile all'orecchio: la parola "micio" diventerebbe "misciò"(analogo al'espressione «sciò vai via» :D:eek::rolleyes:).

    Ciò che è indubbio è che in tutti gli esempi proposti sebbene un romano con un accento marcato ed un linguaggio poco sorvegliato può pronunciare involontariamente il fonema sc in "cinquecento" e/o "micio", il suono non è del tutto nitido. Nessuno pronuncerebbe "*miscio" o "*cinquescento".

    Ora che me lo fai notare, è vero, potrebbe esistere una distinzione fonetica tra le parole proposte.
    Nella parola "lascio" ci si sofferma un po' più a lungo sulla vocale della prima sillaba mentre nella parola "uscio" ci si sofferma sul gruppo "us": come se la pronuncia fosse una molla (mi rendo conto che è un po' difficile da spiegare per iscritto, vogliate scusarmi). In entrambi i casi, si parlerebbe di sc doppio come hai scritto tu, infatti è come se si pronunciasse "scc + vocale".
    Tuttavia, si potrebbe confutare - se guardassimo la questione sotto un altro punto di vista, da me sinceramente più accettabile e che forse si avvicina più all'italiano standard, è che v'è una differenza sostanziale fra "lascio" e "cacio" e/o fra "uscio" e "Lucio": basterebbe solo fare più attenzione - come già detto all'inizio del mio intervento - per notare che la posizione delle labbra è diversa; di conseguenza non vi sarebbe possibilità di confusione.

    - in queste pronunce la vocale che precede sc è più lunga se sta davanti all'sc semplice, è più breve se precede quello doppio (la i di micio è più lunga di quella di liscio).
    Concordo su questo punto. La i di micio è più lunga proprio perché si fa una piccola pausa per il cambiamento della posizione della labbra quando si pronuncia il suono "-cio" mentre nella parola "liscio" si effettua semplicemente un rafforzamento del suono sc (dunque è come se fosse una molla per poi rilassarsi sul finale "io").

    Francesco94
     
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    gallo.nero

    New Member
    Italian
    Buongiorno a tutti

    Vorrei sollevare un argomento che è stato trattato nel forum solo marginalmente (ad es. qui: Ciento).
    Com'è noto, una buona metà della popolazione italiana pronuncia diesci per dieci, quindisci per quindici, cuscina per cucina.. Volendo descrivere questo ''difetto'' di pronuncia tipico di certe regioni del Centro-Sud Italia (salvo naturalmente chi ha studiato dizione, come attori, annunciatori radio ecc.), direi così:
    Se preceduti da vocale, i gruppi consonante-vocale ce e ci vengono pronunciati ʃe e ʃi (sce e sci),
    se non preceduti da vocale, si pronunciano ce e ci (come in italiano 'standard').

    Infatti ad es. un romano pronuncia normalmente cinquescento solo quando il primo c non è preceduto da vocale. Quindi: quanti ne hai visti? Cinquescento, ma Ne ho visti scinquescento.
    Questa pronuncia 'deviante' dallo standard è molto antica. Già il Boccaccio scriveva nel Decamerone ''il bascio'' (quando ancora l'ortografia italiana non era codificata).

    Vorrei chiedere agli abitanti del Nord se trovano questa pronuncia fastidiosa. A quelli delle regioni interessate vorrei invece porre una domanda un po' più complessa: è vero o non è vero che, laddove il suono esse-ci è presente anche nello standard, pronunciate questo suono come doppio o lungo, mentre invece è più 'corto' quando nello standard c'è solo c? Ad es. c'è o no una distinzione tra l' sc di liscio e quello di micio (il primo dovrebbe essere un sc 'doppio', il secondo 'semplice')? Tra quello di lascio e quello di cacio? Tra quello di uscio e quello di Lucio? Se questa distinzione esiste, si potrebbe dire che
    - in realtà, almeno in queste pronunce, esistono due suoni sc: uno di consonante semplice e uno di consonante doppia (per certi linguisti, anche nello standard è così: l' sc di scendere è diverso da quello di uscio);
    - in queste pronunce la vocale che precede sc è più lunga se sta davanti all'sc semplice, è più breve se precede quello doppio (la i di micio è più lunga di quella di liscio).

    Ringrazio in anticipo per tutte le risposte e i commenti.
    Direi che siano delle variazioni fonetiche conclamate, un po' sintomo della mancata capacità o volontà di attenersi alla dizione corretta. Mi permetto di aggiungere che ci sono anche altre varianti, ad esempio sulla dizione del numero "cinquecento" da te citata, o della parola "voce", o dell'aggettivo "facile", oltre alla variante "sc" potrai trovarne altre come un raddoppiamento della "c" (ex. in Sardegna) o una sua trasformazione in "z" (ex. in Veneto).
     

    symposium

    Senior Member
    Italian - Italy
    Parlavamo del romanesco, ma insomma: per quanto riguarda il Veneto, in dialetto le "ci/ce" sono pronunciate "ssi/sse", quindi parlando in dialetto si dice "vosse, fassile, sinquessento...", ma solo se si parla in dialetto (queste parole, a parte la pronuncia, sono uguali sia in dialetto che in italiano), non quando si parla in italiano! :D
     

    francisgranada

    Senior Member
    Hungarian
    Il fenomeno discusso l'ho notato anch'io. Per capirlo meglio, avrei una domanda a proposito: quelli che hanno la tendenza di pronuciare "sce-sci" invece di "ce-ci", come pronunciano le parole tipo "ciliegia"? Sciliegia o ciliegia?

    Questa pronuncia, non tocca anche "ge-gi"? (nel senso di pronunciarle un po' "alla francese")
     
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    bearded

    Senior Member
    Pronunciano sciliegia se prima c'è una vocale (una sciliegia) e ciliegia se prima non c'è niente oppure c'è una consonante (gelato con ciliegia). Vedi #1.
    I gruppi ge-gi si comportano analogamente (suono j francese) solo in poche regioni italiane (soprattutto Toscana, Marche meridionali…).
     

    Francesco94

    Senior Member
    Italian
    quelli che hanno la tendenza di pronuciare "sce-sci" invece di "ce-ci", come pronunciano le parole tipo "ciliegia"? Sciliegia o ciliegia?
    Personalmente, da romano, direi che il suono "ge" e "gi" non ha molta ambiguità con altri gruppi fonetici. Per quanto riguarda, invece, il suono "ci" per ciliegia ho notato che è più facile - rispetto a cinquecento - pronunciarlo correttamente soprattutto forse per il fatto che è nella prima sillaba (persino se la precedente parola finisse con una vocale o ci fosse una congiunzione). Il motivo preciso sinceramente non so spiegarlo - vogliate scusarmi.
     
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