zompo su un muro, vado a finire di sotto, in un prato là di Monte Sacro

zipp404

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Nel contesto sottostante cosa significa l’espressione là di evidenziata in rosso?

Contesto

Teresa fugge dalla polizia. Dapprima apre il cancello di un albergo, imbuca una discesa che porta in un seminterrato, vi entra e si nasconde in un armadione. Poi lascia il seminterrato e torna al cancello da cui esce di nuovo dall’albergo.
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«Esco [dal seminterrato], tomo* [torno] al cancello, zompo su un muro, vado a finire di sotto, in un prato là di Monte Sacro, un prato grande dove giocavano al pallone.»


*Potrei sbagliarmi, in questo romanzo realistico di Dacia Maraini però non credo che 'tomo’ sia un errore tipografico che dovrebbe essere stato stampato ‘torno’. Ci sono altre occorrenze di ‘tomo’ nel romanzo (anche: l’imperativo ‘tomi'). 'tomo' e 'tomi' nel romanzo significano di sicuro 'torno' e 'torni', credo però che forse potrebbero stati deliberatamente scritti così dall'autrice, in linea con il realismo letterario del romanzo, non so, forse per dare risalto alla pronuncia dialettale di Teresa o al suo modo (ultra) colloquiale, per mancanza di un termine più preciso, di esprimersi? Teresa è la protagonista principale del romanzo, nata e cresciuta ad Anzio, che ci racconta in prima persona le vicissitudini della sua vita.
 
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  • Mary49

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    Secondo me "là" è un rafforzativo senza particolare valore se non quello di luogo, indicante un luogo o oggetto lontano; non è collegato a "di", il prato è di Monte Sacro, un quartiere di Roma.
    Per quanto riguarda la tua nota su "torno", non credo che si tratti di errore tipografico, né di errore deliberato. Spesso la "r" e la "n" accostate danno l'impressione di una "m", soprattutto con certi tipi di caratteri tipografici.
     

    Starless74

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    Per quanto riguarda la tua nota su "torno", non credo che si tratti di errore tipografico, né di errore deliberato. Spesso la "r" e la "n" accostate danno l'impressione di una "m", soprattutto con certi tipi di caratteri tipografici.
    Confermo che perlomeno il testo online è salvato ( = ricercabile) come "tomo" ma, in tutti e tre i passi del libro in cui ricorre, è evidente dal contesto che l'autrice intende "torno". :)
     

    Starless74

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    Dove lo trovi? Io non riesco...
    Cerca "Memorie di una ladra" in Google Books e poi inserisci "tomo" come chiave da trovare nel testo. :)

    Secondo me "là" è un rafforzativo senza particolare valore se non quello di luogo, indicante un luogo o oggetto lontano; non è collegato a "di", il prato è di Monte Sacro, un quartiere di Roma.
    Sì, nella zona romano-laziale è un modo popolare per indicare un luogo un po' approssimativo, anche se non se ne è parlato in precedenza (come "là" e "lì" in teoria presumerebbero): abitava in una piazza, là, vicino al centro. Dal punto di vista sintattico è del tutto trascurabile. ;)
     
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    zipp404

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    Ecco i tre contest in cui appaiono quei tomo e tomi. Pensavo davvero che fossero stati scritti deliberatamente in quel modo dalla Maraini.

    Contesto 1 Teresa racconta del suo vecchio datore di lavoro, sor Alfio, che un giorno tentò di sedurla.
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    «C’era un negozio di carte da parati […] e io mi sono impiegata lì perché conoscevo il padrone, il sor Alfio. Il sor Alfio mi dava cinquecento lire al mese e io dovevo servire i clienti. [Un giorno] lui mi viene vicino, mi acchiappa per la vita, mi comincia a tastare […] La sera torno a casa e dico a [mio marito]: lo sai che il sor Alfio m’è saltato addosso? mi ha pure messo dei soldi in mano, ma io gliel’ho ridati; io non ci tomo più da quel lurido

    Contesto 2 Teresa fugge dalla polizia. Dapprima apre il cancello di un albergo, imbuca una discesa che porta in un seminterrato, vi entra e si nasconde in un armadione. Poi esce dal seminterrato e torna al cancello da cui riesce dall’albergo.
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    «Esco [dal seminterrato], tomo al cancello, zompo su un muro, vado a finire di sotto, in un prato là di Monte Sacro, un prato grande dove giocavano al pallone.»

    Contesto 3 Teresa è malata di malaria e va in ospedale sperando di esservi recuperata.
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    «A me intanto m’aveva ripreso la febbre malarica. Allora vado all’ospedale. Dice: chinino non ce n’è più, quindi è meglio che tomi a casa. Io però non ce la facevo neanche a camminare. Dice: devi andare perché non ci sono letti. E mi buttano fuori.»



     

    Mary49

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    Wikipedia dice (il contesto non ha molta importanza): "Sequenze di caratteri come "rn" / "m" / "rri" ("RN" / "M" / "RRI"), possono ingannare un occhio umano anche, al giorno d'oggi, con la moderna tecnologia informatica".
    Si definiscono "omoglifi a più lettere".
     

    bearded

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    Secondo me "là" è un rafforzativo senza particolare valore se non quello di luogo, indicante un luogo o oggetto lontano:tick:
    Ecco un esempio letterario 'classico' di quest'uso (dalla notissima poesia 'Sant'Ambrogio' di Giuseppe Giusti):

    Càpito in Sant'Ambrogio di Milano,
    in quello vecchio fuori di mano..
    ……….
    Povera gente, lontana dai suoi,
    in un paese qui che le vuol male...


    Versi di Giuseppe Giusti : Sant'Ambrogio
     
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    Starless74

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    Italiano
    Càpito in Sant'Ambrogio di Milano,
    in quello vecchio,, fuori di mano...
    Con tutta la dovuta reverenza verso la bella poesia in questione,
    quando c'è di mezzo la metrica, a volte semplicemente serve una sillaba in più...
    Però, sì, l'uso rafforzativo dell'avverbio è lo stesso che in prosa o nel parlato. :)
     

    bearded

    Senior Member
    Standard Italian
    Però, sì, l'uso rafforzativo dell'avverbio...
    Infatti secondo me non si tratta solo di metrica, ma di conferire volutamente un maggior senso di lontananza/vicinanza a quanto descritto.
    Tra ''in un prato là di Montesacro'' e ''in quello vecchio là fuori di mano'' l'analogia mi sembra evidente.
    Il mio esempio voleva anche mostrare che l'uso di questi rafforzativi esiste in italiano almeno fin dall'800.
     
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